E già la fine…

“Ma voi francesi, parlate tanto”. E’ un’ospite dell’Asilo che mi ha detto questo un giorno. In quel momento ho riso. Non avevo mai sentito questo sui francesi. “Trovi che io parlo tanto?” Le ho riposto. “Non so, ma tu trovi le buone parole.”

Questo complimento, anche se mi ha toccato, mi ha sorpreso. Non penso di essere cosi’ brava con le parole, soprattutto nel momento in cui lei mi ha detto questo. Ero da poco arrivata in Italia e per me risultava complicato esprimere i miei pensieri correttamente in italiano. Però questo momento con lei rimarrà uno dei momenti più memorabili del mio anno di volontariato. E ricordi belli ne ho tanti: tutti questi incontri, viaggi, queste incomprensioni a causa della lingua e le differenze culturali… Conservero’ per sempre ricordi un po’ tristi, ma anche tanti ricordi felici. 

É semplice: voglio scrivere un ultimo articolo su questo blog per concludere il mio anno, però è difficile riassumere in poche righe. Penso che io prenderò completamente coscienza di questo anno solo alcuni mesi dopo che saro’ tornata a casa. Faccio fatica a credere che tutto cio’ sta per finire. Questi 11 mesi sono passati molto velocemente.

Non conto più il numero di gente con una nationalità differente di me che ho incontrato, il numero di luoghi in Italia che mi sono piaciuti un sacco, il numero di cose che ho imparato qui… Anche se la più granda sfida era di imparare l’italiano. Per esempio, all’inizio era un po’ difficile di comunicare con gli ospiti, loro erano pazienti con me e adesso abbiamo creato una bella relazione insieme. Il mio italiano non è perfetto, però sono già contenta dell mio livello e di sapere parlare questa lingua. Sono sicura che mi mancherà parlare in italiano quando sarò tornata in Francia. L’Italia semplicemente mi mancherà.

Questo anno di volontariato è stata una bella esperienza che raccomando di vivere a tutte i giovani che si chiedono se devono fare un EVS. Non dimenticherò mai questo anno e la gente che ho conosciuto. 

A presto Italia, sono sicura che ci rivedremo!!!!

Typhaine

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Many people are scared from diversity, but thanks to this training we can show others how beautiful and magic, diversity is.

I’m so grateful that I had opportunity to be part of Tell Me project as helping organizer, and in the same time to see the creativity and joy of teenagers, and to learn more about other religions, cultures and countries.

Tell Me Project – was a project organized by Diaconia Valdese (Italy) in collaboration with Erasmus and other organizations from Kosovo, Estonia and Ukraine. The purpose of the project was to bring adolescents from four countries in one place, to discuss more about religion and culture. Every day was an opportunity to learn new things about religions, and every night an opportunity to learn new things about the countries and cultures.

Activities that we planed were different starting from team building, presenting religions with some objects or words, shadow theater, cultural nights, quizzes, visiting different religion monuments in Torre Pellice and Torino.

In team building activity as u can see also in the photo, the creativity reached next level. They worked as a team and they created different monuments only by spaghetti.
In this photo you can see five different religions presented by Tell Me project teens. Each group of teens was diverse in sense of religion, and they had to present a different religion from their own, to other groups only by some words or some symbols that represents that religion.
In the shadow theater, each team had to create a short theater scene related to religion. I was surprised by their age and their level of knowledge, because each group presented something so unique staring from stereotypes, gender-equality in religion, and things that concern today society.

In cultural nights, I learned a lot starting from Estonia I learned that they don’t have mountains at all, but they are one of the most developing countries when it comes technology. About Ukraine I learned a lot about food, music, beauty of the country, and their traditional dance turned out to be my favorite one.

Ukraine cultural night

When it came to Italy presentation, I loved everything even the stereotypes that they presented were funny. From my country Kosovo my favorite thing and most unique one, that Kosovo teens used to mention in presentation was a photo of a mosque and a church in the same garden that spoke more than 1000 words about religious harmony in Kosovo, and they used to mention that the “Religion of Albanians is Albania”.

At the end of the project I saw tears and hugs but most importantly I saw young people accepting and loving each other for who they are and what they represent as human beings .

L’inno alla leggerezza e alla lentezza

È martedi 2 ottobre 2018. Oggi, come ogni mattina, sulle alture del piccolo comune di Luserna San Giovani, individui si dirigono verso il loro luogo di lavoro, arrampicandosi su una collina verde e persa. Loro lavorano in un grande ente che si chiama «  La Diaconia Valdese ».

Pero questa mattina è diversa. Durante quella tranquilla e soleggiata mattina, due nuove faccie varcano le porte di questa instituzione.

In particolare, penetrano nei studi della Radio Beckwith. Una meravigliosa avventura di un anno le aspetta.

Una di loro, sono io, Romane. Di nazionalità francese, ho appena lasciato Pariggi, città di più di 2 milioni di abitanti, con un traffico pesante, una marea umana, con una agitazione perpetua per atterrare qui, in una piccola cità alla campagna circondata dalle montagne. Osservo questo nuovo ambiente con fascino,  gonfio i miei polmoni di aria fresca.

Doppo di avere ottenuto un master nel « développement social » che doveva orientarmi verso un lavoro in uno istituto di ricerca oppure nella funzione pubblica, decidere di lavorare in una radio in Italia sembra curioso …  

Alora, perché questa scelta ?

Mi piace le nuove sfide, l’aventura, l’incontro con altre cultura. Mi piace essere sorpresa. Ma potrei rispondere in modo più simplice : è la mia ricerca eterna di leggerezza e di lentezza che mi hanno portato qui.

Mi spiego.

Oggi, credo che la società francese esercita sul individuo un peso che è dimostrato dalla pressione alla scuola, al lavoro, etc.
Dappertuto, si incoraggia le giovani generazioni ad avere sempre une linearità e une coerenza nel nostro percorso di vita.


Come se era sbagliato perdersi.

Fabbriciamo un quadro preciso del successo. Scegliamo formazione e studi, preoccupandosi sempre dei sbocchi professional con la questione sottostante dei salari.

Quando ho scelto di studiare la letteratura tedesca, sempre la gente mi ha chiesto : Pero, che cosa puoi fare doppo con questo ? Non porta da nessuna parte. E quando ho scelto di studiare le politiche sociale doppo 3 anni : A che servono questi studi ? Che tipo di lavoro puoi trovare doppo ?
Abbiamo bisogno di nome, di chiarezza, di avere la garanzia di la sicurezza finanziaria.  L’interesse per l’oggetto di studi passa in secondo piano.

E da tutta questa pesantezza che ho voluto anche fuggire arrivando qui.

Avevo anche bisogno di lentezza.
Mi sembra che la velocità prende sempre più il controllo delle nostre vite. Siamo in movimento costante, corriamo, incateniamo i lavori. Fare niente, prendere tiempo per pensare, prenderci una pausa nella sua vita, senza lavoro né studio è mal compreso.

Cuando ho scelto di viaggiare tre mesi in Peru doppo di avere studiato, persone del mio entourage hanno condannato la mia decisione, considerandola come vancanza illegittima e inutile.

Perché dobbiamo sempre rimandare a dopo il momento in cui saremo felice ?

Sfortunamente, il discorso attuale dominante assimila il fatto di non lavorare o di non studiare alla pigrizia. Perché ? Perché Francia è diventata una societa neoliberale dove l’economia e la logica di mercato si impongono in tutti i settori della societa. E l’economia è incompatibile con il fatto di fermarsi : il tempo è denaro.

Oggi, sono terrorizzata di vedere l’interesse egoista sopraffa i valori umani e il dovere collettivo.

Qui in Torre Pellice, prendo il tiempo. Il tiempo per incontrare persone nuove, imparare su altre culture, per dormire al sole, per leggere, per scrivere, per scoprire ogni giorno cose nuove alla radio, senza pressione.

Secondo me, il SVE non deve essere considerato in primo luogo come uno strumento per abbellire un curriculum pero come una fine a se stessa. Una esperienza come quella ricorda que

Le cose che hanno il maggiore valore sono sempre quelle che non hanno prezzo.

Romane

 

SVE, più di un programma Erasmus +

Give your time, and change your mind….

Ora che è passato un po’ di tempo, posso scrivere che cosa ha significato per me quest’anno come volontario internazionale per il Servizio Migranti della Diaconia Valdese. La verità è che non è stato un anno facile, perché  è difficile adattarsi a un Paese nuovo e ad una cultura diversa, con una lingua è alquanto complicata, almeno inizialmente. Tuttavia, sono orgoglioso di aver potuto vivere questa esperienza e di aver scoperto una  nuova passione nella mia vita.

Essere in grado di entrare in contatto con una realtà come quella delle persone migranti mi ha fatto capire quanto poco si sappia di questo gruppo sociale che negli ultimi anni subisce grandi critiche. Sono riuscito a vedere come la vita delle persone può essere migliorata facendo piccole cose.

È vero che il contatto con altre culture durante il lavoro è stato a volte difficile, ma è grazie a loro che ho potuto aprire di più la mente alla multiculturalità che fa parte della nostra realtà e vedere che è questa che arricchisce il mondo.

Quest’anno sono stato in grado di organizzare un corso di alfabetizzazione informatica per migranti, ma non solo, perché ho avuto l’opportunità di dare una mano in tante aree diverse della Diaconia, da COV a Giovanni e Territorio. 

Grazie per ogni momento in cui abbiamo lavorato insieme, non ho incontrato solo un gruppo di grandi professionisti ma anche di persone fantastiche. Grazie soprattutto a quelle dei laboratori migranti con cui ho potuto lavorare più da vicino e al gruppo di animatori e responsabili di Mamma Esco a Giocare che mi hanno fatto sentire parte di loro.

Inoltre, l’esperienza del volontariato mi ha permesso di incontrare persone provenienti da tanti Paesi diversi. Con loro ho potuto vivere grandi momenti, che, anche se alcuni sono stati belli e altri brutti, hanno reso quest’anno qualcosa di unico. Ognuno di loro ha un posto in questa storia che abbiamo vissuto e che, come tutto, è stato unico.

Pertanto, oggi se avessi l’opportunità di tornare indietro nel tempo di un anno, al momento della partenza, penso che lo ripeterei, perché quando lasciamo la nostra zona di comfort, è quando iniziamo davvero a vivere.

GRACIAS Y HASTA PRONTO.

Alejandro

#WHAD – We Have a Dream! – Youth Exchange

From the 12th to the 18th of April 2017 we organized a Youth Exchange in Budapest. Four groups of youngsters between 15 and 17 years old from Hungary, Italy, Jordan and Kosovo were led by Youth Workers in this great experience. In 6 days of Exchange youngsters participated in activities of theater education and learned how much this tool can help inclusion and integration between diversities.

Here you have video diaries made by our Youth Worker Abel Jaservic, enjoy!

Video – day 1

Video – day 2

Video – day 3

Video – day 4

Don’t forget to follow our Youtube channel, but also our facebook page: WHAD – We Have a Dream!

Staff of Diaconia Valdese – Giovani e Territorio, Coordinating Organisation of the project.  

#WHAD Project – Training for Youth Workers

From the 12th to the 18th of March 2017 we hosted the Training for Youth Workers for the project #WHAD – We Have a Dream! The activiy gathered youth workers from Hungary, Jordan, Italy and Kosovo. The main topic of the Training was theater education for inclusion of young people.

Here you have three great video diaries made by our Youth Worker Abel Jasarevic. Enjoy!

Video Diary – day 1

Video Diary – day 2

Video Diary – day 3

….and don’t forget to become follower of our youtube channel!

Staff of Diaconia Valdese – Giovani e Territorio, Coordinating Organisation of the project 

Youth Workers Workshop – Face to Face project

It’s always amazing to meet new people and challenge yourself to learn, think and accept things may be you knew before or having different perspective of it.

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My colleague Anna Chokheli and I are in Villa Olanda, Torino to attend a youth workers’ meeting, the training of the project Face to Face. A great part of the program is meeting our colleagues from different corners, developing cooperation and sharing problems we face in our daily work as youth workers.

Everyday is so different, like presenting organizations, sharing experience and tools we use as youth workers, and visiting local organizations providing support to people in need.

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One of the great tools we were introduced to is shadow theater methodologywhich they implemented at school. This methodology itself is very unique and simple. It gives a lot of possibility to work effectively among school youth and supports inclusion.

 

During our stay, we had opportunity to meet Mr. Renato Galetti from “Liberi dalla violenza” NGO. He talked about the program they provide for men to decrease violence and support them to change their behavior towards violence against women.

A very interesting part is that most of the organizations or associations working in Torino are based on volunteerism. Most of the programs like different services are implemented through the support of volunteers. “It’s part of our culture, we have professionals who dedicate their time and experience to people in need.” It’s always great motivation to see great examples of volunteerism and how people do it in reality.

On the last day we planned an agenda for youth exchange, which will be held in March. We are so excited. It gives seven Georgian youth aged 15-17 to be part of this great program, to travel and learn more on cultural diversity, human rights, stereotypes, etc.

Tinatin Meskhi, Helping Hand, Tblisi, Georgia

Camminiamo insieme

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“Walking is man’s best medicine.” – Hippocrates

 

Lavoro a casa di riposo per persone aniziane con altri quattro volontari. All’inizio non abbiamo avuto una lingua comune. Sono grato che tutti lavoratori e ospiti sono stati così gentili e pazienti. Per gli ospiti la lingua comune non era importante. Piccole cose sono stati importante per loro, per esempio attitudine positiva, ascoltare o leggere il giornale con loro. Gli ospiti sono felici che i volontari abbiano il tempo di stare con loro. È bello andare a lavorare quando gli ospiti salutano felici.

Voglio parlare di uno dei nostri compiti. Uno di nostra compito è camminare ogni pomeriggio con ospiti che non possono camminare da soli o non vogliono camminare da soli. Per i volontari questa è una piccola cosa ma per gli ospiti questo è molto di più. Per molti ospiti questa è una parte molto importante della loro giornata. Loro aspettano e domandano: “Quando camminiamo insieme ancora?” Si sentono più indipendenti e più forti quando camminano. A volte sono stanchi dopo le camminate ma anche felici di essere in grado di camminare.

Per gli ospiti camminare è anche un bel modo di passare il tempo. Durante la passeggiata salutiamo e parliamo con gli altri ospiti. Loro sono felici di vedersi e si incoraggiano l’un l’altro a camminare. Gli ospiti sono molto grati che i volontari abbiano il tempo di camminare con loro.

Sara Ollikainen, EVS dalla Finlandia, all’Asilo per persone Anziane di Luserna San Giovanni, progetto “SONS, Same Old New Stories: Youngsters discovering roots of Europe”

Essere volontaria SVE al Passo

Il Passo social point è un centro sociale nel quartiere di barriera di Milano. In questa zona vivono una grande parte delle persone che vengono dal’imigrazione e ci sono disuguaglianze sociali. Il Passo è un posto che ha meno di 3 anni e che prova ad aiutare quelli che hanno più bisogno con diverse attivita; dopo scuola, gruppo per le mamme, community center, spazio adolescenti..

Io sono una dei 6 volontari. Siamo due SVE e ci sono anche quattro civlisti. Proviamo di participare alle diverse attivita del Passo.

Vorrei parlare per questo primo articolo del dopo scuola perché é quello che mi piace fare di più. Adesso 3 volte alla settimana aiutiamo i ragazzi del quartiere con i compiti. Ci sono i due educatori, Federica e Abel e poi i volontari che vogliono aiutare. Sono l’unica persona che ama la matematica quindi sono un po’ diventata la referente della matematica. Li aiuto anche con il francese ma loro odiano studiarlo.

Quando ero piccola e per tutti gli anni che sono andata a scuola io sono stata fortuna perche ho avuto condizioni che hanno favorito il successo. Avevo a casa un posto per studiare, avevo persone che potevano aiutarmi se avevo bisogno.. Lo so che una parte di questi raggazzi non hanno la stessa fortuna perché vivono in un quartiere un po’ difficile, a volte hanno genitori che non parlano bene l’italiano etc.. Quindi mi piace che il passo prova a dare l’occazione di avere migliori condizioni per studiare e sono contenta di participare dando i miei piccoli consigli in matematica e parlando con loro in francese. Sono piccole cose ma penso che c’è la possibilita che queste piccole cose cambiano un po’ le cose e aiutano. Continue reading Essere volontaria SVE al Passo

Face to Face – Training for Youth Workers

Facing gender violence

From the 27th Novembre to the 1st of December 2017 took place the training course “Face to face: how to tackle gender violence” at Torre Pellice, where the Diaconia Valdese has its main office.

As the title of training says, our main goal wa/is develop altogether methodologies and strategies to tackle gender violence, those outputs we will used during the youth exchange that will take place next March, addressed to youngsters between 15-17 y.o.

Italy, Spain, Estonia, Georgia, Ukraine, Romania, Turkey, 7 countries, 20 participants during 6 intense days of work.

Sometimes we had deep confrontation, through which we had the opportunity to know and understand the situation in every country.

Gender violence: a definition

Whatever act of violence, physical, emotional, sexual, economical committed against a woman for the only reason to be a women is gender violence.

Those acts of violence are the results of an historical and cultural process which establish the supremacy of men among women as “natural”, reinforcing a strong division of roles that are perceived as well as relative on the “inner essence” of women and man.

In a word, patriarchy.

Patriarchal systems are all over the word, from east to west, with a strong common basis and very few gradation of differences. Mostly we can say that those difference are mostly relative on the perception of those.

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Despite the difference we have found, all of us agree the root of gender violence must be cut soon as possible. This is one of the reason why the youth exchange about gender violence will be addressed to very young boys and girls.

“I trust you” – “Mi fido di te” – a multidisciplinary approach to domestic violence

During our training we have been guided by Alessandra and Anna, a politology/psychologist and a professional actress which have develop a very interesting methodology to work with teenagers about domestic violence.

An old quote says “One picture is worth more the 1000 words”: what Alessandra and Anna does its pretty much this, show to teenagers what domestic violence is and ask them to reflect and represent those thoughts. In order to understand the techniques used by Anna and Alessandra, we have tried first hand the methods.

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As in the shadow theatre session, we had the opportunity to reflect on the emotion felt by all the “actors” in the “play”: the victim, the perpetrator, the friends/family of one or both sides.

The key factor of the methodologies proposed by Anna and Alessandra is their multidisciplinary approach: sociology, psychology, acting altogether create a perfect mix to induce reflexion, help self-expression and work on the deep cause of gender inequality and the consequently violence.

“We are all victims” – how to work with the perpetrator

Patriarchy damage not only the women, but also the men, who are forced as well to fit in a pre-establish role, as the bread winner, the head of the house, the one who never cries. But we are not character of a bi-dimensional story, we are complex beings with an unlimited set of features. Both women and men who are forced to assume those fixed roles, suffer of violence. In the case of many men, especially the ones of older generation whose have grown up in a social context where there was no room for protest, end up acting and commit violence.

The unfortunately many times untold, and mostly misunderstood story is that violence is the ultimate way to express a discomfort through a situation, to overcome or avoid such response is necessary a process of inner reflection about ourselves and the system where we live.

The feminist movement have done exactly this process: mother, daughter, housewife were the only roles where a women could recognize herself – the rebellion to this roles have started many years ago and patriarchy has not always be the same- but we can simplify that in the last century, women reached rights in the social, political, economic field, who consequently free (mostly) of them from those roles.

The liberation of men seem to be started very shyly, and the old generation are the most resistant to the change of paradigma.

Men which feel obligate to absolve to a role who became obsolete tend to answer with violence. Also, men who are used to, and think naturally of a relation based on submission, who will maintain and reproduce this sick model of relation until the ultimate consequences, the murder of the partner.

How to work with those men?

Listening is the key, listening their familiar history, their discomfort and troubles. The first step of a long path, is provide a safe face where they can express themselves, from there associations like Liberi dalla violenza and Maschile plurale, start their work. It’s not an easy path, and mostly it doesn’t finish, the meeting and the professional support for this men it’s not a simple intervention and it could requires years.

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Work in progress, waiting for the youth exchange

After three days of listening, we start to design the activities which will take place in the youth exchange. We don’t want to spoiler, but we have in mind a loooot of interesting activities for our fellow participants, interested to join? Soon more info!

And finally, the snow.

Eventually, the snow came. At the end of a long, tough, week of meeting and brainstorming, we were lucky enough to finalize our training surrounded by a white cold coat, which we enjoyed very much!

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Corinna Genchi, Anna Carballo, from FAGIC organisation, Barcelona, Spain