Imparare in modo diverso

Quando ho terminato i miei studi in Francia, la strada da seguire era quella di cercare un lavoro. Però ho deciso di intraprendere un altro pecorso… Perché ? Perché sentivo il bisogno di imparare : non sui banchi di suola o sull luogo di lavoro…. Non, avevo “sete” di incontrare persone, di scopire nuove culture, nuovi modi di vivere.

E per queste ragioni mi sono affidata all l’avventura EVS. Pero, quando ho priso l’aero e sono partita da casa : ho laciato la mia famiglia, i miei amici e mi sono chiesta «  ma perché fai questo ? Vivere 11 mesi in un paese dove non conosci nessuno, dove parlano una lingua che non sai parlare. Sei timida et riservata…Sei pazza ? »

Però, fin dal primo momento che sono arrivata in Italia, ho iniziato i miei seminari e ho vissuto rapidamente lo scambio multicultural. Tanti nomi da ricordare, ma anche tante belle persone da scoprire che hanno cancellato i miei piccoli dubbi e insicurezze.

Ora sono 6 mesi che sono in Italia, ho incontrato tante gente di varie nationalità e ho condiviso con loro esperienze ispiratore e/o insolite. Ho scoperto nuove culture grazie agli altri volontari con cui vivo e mi diverto. Non avrei imparato così tanto se fossi rimasta in Francia.

I viaggi fatti fin’ora in Italia e il mio lavoro a “l’Asilo Valdese per le persone anziane” me hanno permesso di imparare tanto sulla cultura italiana. Imparo quando parlo con i volontari, con gli operatori e con le personne anziane. Sono tutti pazienti con me, mi aiutano a parlare l’italiano e hanno sempre le loro storie  da raccontare : storie di vita sull’ Italia o sulla Val Pellice.

Ho ancora 5 mesi per apprendere tante cose e contrariamente alla scuola, non voglio che arrivi la fine di questo anno di volontariato..!

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L’inno alla leggerezza e alla lentezza

È martedi 2 ottobre 2018. Oggi, come ogni mattina, sulle alture del piccolo comune di Luserna San Giovani, individui si dirigono verso il loro luogo di lavoro, arrampicandosi su una collina verde e persa. Loro lavorano in un grande ente che si chiama «  La Diaconia Valdese ».

Pero questa mattina è diversa. Durante quella tranquilla e soleggiata mattina, due nuove faccie varcano le porte di questa instituzione.

In particolare, penetrano nei studi della Radio Beckwith. Una meravigliosa avventura di un anno le aspetta.

Una di loro, sono io, Romane. Di nazionalità francese, ho appena lasciato Pariggi, città di più di 2 milioni di abitanti, con un traffico pesante, una marea umana, con una agitazione perpetua per atterrare qui, in una piccola cità alla campagna circondata dalle montagne. Osservo questo nuovo ambiente con fascino,  gonfio i miei polmoni di aria fresca.

Doppo di avere ottenuto un master nel « développement social » che doveva orientarmi verso un lavoro in uno istituto di ricerca oppure nella funzione pubblica, decidere di lavorare in una radio in Italia sembra curioso …  

Alora, perché questa scelta ?

Mi piace le nuove sfide, l’aventura, l’incontro con altre cultura. Mi piace essere sorpresa. Ma potrei rispondere in modo più simplice : è la mia ricerca eterna di leggerezza e di lentezza che mi hanno portato qui.

Mi spiego.

Oggi, credo che la società francese esercita sul individuo un peso che è dimostrato dalla pressione alla scuola, al lavoro, etc.
Dappertuto, si incoraggia le giovani generazioni ad avere sempre une linearità e une coerenza nel nostro percorso di vita.


Come se era sbagliato perdersi.

Fabbriciamo un quadro preciso del successo. Scegliamo formazione e studi, preoccupandosi sempre dei sbocchi professional con la questione sottostante dei salari.

Quando ho scelto di studiare la letteratura tedesca, sempre la gente mi ha chiesto : Pero, che cosa puoi fare doppo con questo ? Non porta da nessuna parte. E quando ho scelto di studiare le politiche sociale doppo 3 anni : A che servono questi studi ? Che tipo di lavoro puoi trovare doppo ?
Abbiamo bisogno di nome, di chiarezza, di avere la garanzia di la sicurezza finanziaria.  L’interesse per l’oggetto di studi passa in secondo piano.

E da tutta questa pesantezza che ho voluto anche fuggire arrivando qui.

Avevo anche bisogno di lentezza.
Mi sembra che la velocità prende sempre più il controllo delle nostre vite. Siamo in movimento costante, corriamo, incateniamo i lavori. Fare niente, prendere tiempo per pensare, prenderci una pausa nella sua vita, senza lavoro né studio è mal compreso.

Cuando ho scelto di viaggiare tre mesi in Peru doppo di avere studiato, persone del mio entourage hanno condannato la mia decisione, considerandola come vancanza illegittima e inutile.

Perché dobbiamo sempre rimandare a dopo il momento in cui saremo felice ?

Sfortunamente, il discorso attuale dominante assimila il fatto di non lavorare o di non studiare alla pigrizia. Perché ? Perché Francia è diventata una societa neoliberale dove l’economia e la logica di mercato si impongono in tutti i settori della societa. E l’economia è incompatibile con il fatto di fermarsi : il tempo è denaro.

Oggi, sono terrorizzata di vedere l’interesse egoista sopraffa i valori umani e il dovere collettivo.

Qui in Torre Pellice, prendo il tiempo. Il tiempo per incontrare persone nuove, imparare su altre culture, per dormire al sole, per leggere, per scrivere, per scoprire ogni giorno cose nuove alla radio, senza pressione.

Secondo me, il SVE non deve essere considerato in primo luogo come uno strumento per abbellire un curriculum pero come una fine a se stessa. Una esperienza come quella ricorda que

Le cose che hanno il maggiore valore sono sempre quelle che non hanno prezzo.

Romane

 

To Grow One Flower

When I came in Italy, firstly I went to Torre Pelice for beginning seminar. Actually, I can say that this seminar was a chance to meet with different people as a first step. I was so excited and felt a little bit  scared to be as volunteer in Italy. Because everything was so different from main country (Turkey). Thank to this fırst seminar, I had so good time and felt relax. We stayed 12 days in Torre Pellice with 45 people together. This process was amazing beginning for me. We could share our ideas, thoughts, time, food and life experience with each other. Thanks to this seminar, I realized that I felt give the right decision to being an international volunteer. I imagined that I will give my one year and I will work shoulder to shoulder with these people like me.

After the seminar, every people went to workplace city. This transition process is quite a different experience. When I arrived in Torino and my home in Barriera di Milano, I felt the multicultural atmosphere here. Barriera di Milano includes different kind of migrants who generally came from  North Africa and Latin America. 

Then , I started working in IL Passo Social Point. There are many activities and workshop in this center for children and adults. Being here and participating in these activities is a great thing. Before I came in Italy, nearly 8 years I worked with children as volunteer. Now, I’m in here and I can help children from different countries. Migration context is completely so hard process. This complex process can be find a solution in this center. We help to children for their homework with my teammates. Children come to center after school on Tuesday, Thursday and Friday. This activity is called “Dopo Scuola”. Also, we arrange some activities every Friday in programme of “Spazio Adolescenti”. I can say honestly, being with children and touching on their heart are unbelievable. Actually, not only I’m helping to them but also they are helping me to find my way and to understand life. Children is simply children in everywhere, in the every conditional. Being an immigrant does not prevent being children.

Sharing may seem simple word at first but actually it has very meaningful  word in volunteering process. Also it is so important to understand about other people life. Firstly, I share my time for understand other people. And then I give attention to help them. This process is mutual which encompass improvement like building new world inside. I meet many people in this process and they always add something to me. I listen their story and try to understand what they are living. Espeacially, children teach me a lot of  precious things. To be with children is like planting a flower in a mess. For me, EVS process equal for building peace atmosphere. Thanks to everyone who came into my life in this process.

Oyku Dalak, volontaria Turca al Passo Social Point per il progetto “Common Grounds”

REBUS

Coming from a beautiful place like Kosovo and landing to another unique multicultural paradise like Italy, it was very big step for me and a little bit scary in the beginning. The reason why it was scary it’s because I didn’t know what to expect, I had many thought, doubts but in the same time I consider as a big step because I took over my fears, thoughts and doubts and I said: Let’s Go.

From Kosovo To Italy

I started my European Voluntary Service in September in Il Passo Social Point in Barriera Di Milano in Torino, which is known as a multicultural neighborhood, with a lot of stereotypes coming across this name (Barriera di Milano). The reasons why are many stereotypes is because in this neighborhood live poor people, refuges and the diversity of nationality’s, religions, cultures is high, but meanwhile you can find there (in Barriera di Milano) this small center with a big impact which can break all these stereotypes called “Il Passo Social Point”

Il Passo Social Point is a center of social aggregation, where I have the possibility to learn everyday new things and to discover new worlds in people personalities. I had a chance to meet people from different ages, cultures and religions, which made me, understand more diversity and cultural impact and as aspiring future psychologist I understood how culture influences affect, cognition, and behavior.

It’s is very unique experience to see kids and adolescent with different nationalities coming in one place with one purpose to have fun and enjoy company of each other, meanwhile you can see the adults and youngsters coming with a purpose to develop and increase their skills in different dimensions for a better future. In the other side a lot of refuges and asylum seekers come in Il Passo to learn Italian and to get different services that are offered by center. 20 years ago I was a refuge too, even though I don’t remember anything, working with refuges now and being able to help them, made me empathize with their feelings and understood more what it feels to be a refuge.

It’s very good feeling to see kids, youngster, adults from different cultures, religions, nationalities coming in one place to give their piece of puzzle to create this beautiful “REBUS” named Il Passo Social Point.  

“REBUS” named Il Passo Social Point

SVE, più di un programma Erasmus +

Give your time, and change your mind….

Ora che è passato un po’ di tempo, posso scrivere che cosa ha significato per me quest’anno come volontario internazionale per il Servizio Migranti della Diaconia Valdese. La verità è che non è stato un anno facile, perché  è difficile adattarsi a un Paese nuovo e ad una cultura diversa, con una lingua è alquanto complicata, almeno inizialmente. Tuttavia, sono orgoglioso di aver potuto vivere questa esperienza e di aver scoperto una  nuova passione nella mia vita.

Essere in grado di entrare in contatto con una realtà come quella delle persone migranti mi ha fatto capire quanto poco si sappia di questo gruppo sociale che negli ultimi anni subisce grandi critiche. Sono riuscito a vedere come la vita delle persone può essere migliorata facendo piccole cose.

È vero che il contatto con altre culture durante il lavoro è stato a volte difficile, ma è grazie a loro che ho potuto aprire di più la mente alla multiculturalità che fa parte della nostra realtà e vedere che è questa che arricchisce il mondo.

Quest’anno sono stato in grado di organizzare un corso di alfabetizzazione informatica per migranti, ma non solo, perché ho avuto l’opportunità di dare una mano in tante aree diverse della Diaconia, da COV a Giovanni e Territorio. 

Grazie per ogni momento in cui abbiamo lavorato insieme, non ho incontrato solo un gruppo di grandi professionisti ma anche di persone fantastiche. Grazie soprattutto a quelle dei laboratori migranti con cui ho potuto lavorare più da vicino e al gruppo di animatori e responsabili di Mamma Esco a Giocare che mi hanno fatto sentire parte di loro.

Inoltre, l’esperienza del volontariato mi ha permesso di incontrare persone provenienti da tanti Paesi diversi. Con loro ho potuto vivere grandi momenti, che, anche se alcuni sono stati belli e altri brutti, hanno reso quest’anno qualcosa di unico. Ognuno di loro ha un posto in questa storia che abbiamo vissuto e che, come tutto, è stato unico.

Pertanto, oggi se avessi l’opportunità di tornare indietro nel tempo di un anno, al momento della partenza, penso che lo ripeterei, perché quando lasciamo la nostra zona di comfort, è quando iniziamo davvero a vivere.

GRACIAS Y HASTA PRONTO.

Alejandro

L’Europa

Ciao, io mi chiamo Luisa. Ho lavorato qualche mese all’Asilo Valdese di Luserna San Giovanni e ne ho approfittato per raccogliere qualche parere da parte delle persone anziane sulla tema dell’Europa. Ecco alcune domande :

Con l’avvento dell’Europa, hai notato dei cambiamenti nella vita quotidiana ?
Enrica : Prima non si poteva passare da un paese ad un altro senza passaporto, adesso si.

Ellie : In effetti è più facile viaggiare adesso, circolare nell’Europa

Bianca : Io ho notato che se lavori in Germania, per uno stesso  lavoro, sei pagata di più che in Italia. Anche per gli aspetti umani, è cambiato. L’Italia è così bella, noi viaggiamo un pò meno che gli altri paesi perché qui abbiamo tutto. Viene tanta gente qui, a visitare.

Anonima : Niente. Io ho continuato tutto come prima.

Preferisci usare l’euro o la vecchia lira ?
Bianca : È stato un peggioramento. Nessuno era contento. C’era una perdita di valore. Abbiamo dovuto ridimensionare la nostra vita. Vabbè. Era così.

Anonima : Io non trovo che ci sia stata una perdita di valore.

Com’era la moneta prima dell’euro ?
Enrica : C’era la figura del Rè.

Bianca : Non mi ricordo più. Ma c’era molto di più di centesimi. Avevano un’altro valore.

Com’era la scuola prima ?
Bianca : Le maestre erano severissime, si studiava e basta. Però erano anche affettuose. Ero alla scuola valdese. Prima, se non passavi un esame, era colpa tua, non avevi lavorato bene. Adesso è il contrario, quando fallisce un studente, è colpa della maestra. I maestri prima erano molto impegnati.

Enrica : La scuola si faceva anche il sabato.

Hai viaggiato in un’altro paese prima e/o dopo l’Europa, hai visto delle differenze tra prima e dopo ?
Enrica : Io non posso dire, perché ho viaggiato solo dopo.

Anonima : Forse si.

Bianca : Io sono andata in Austria. Molto bella.

Com’era la tua giornata di lavoro ?

Enrica : Maestra. Essere maestra significava qualcosa. La maestra era una figura importante, adesso abbiamo perso questa dimensione. Adesso c’è una maestra che fa la matematica, una che fa l’italiano, una che fa il francese… Invece io facevo tutto. C’era una sola maestra. Anche ginnastica. Dipende anche dal tipo di scuola. Inoltre, le maestre erano pagate poco. Anche adesso penso. Era un lavoro tipico femminile. Ora ci sono anche uomini maestra. Io sono contenta del mestiere che ho fatto. Anche, prima si poteva battere sulle dita quando qualcuno sbagliava. Adesso se la maestra fa quello, va quasi in prigione. Penso che adesso è più difficile lavorare con i bambini che hanno tutti il telefono. Sono meno concentrati. Le tavole di matematica si facevano a memoria.

Bianca : Lavoravo in ufficio, segreteria. Avevo una divisa bellissima. Facevo la stenografia. Non era una cosa semplice. Bisognava essere sveglia per farlo. Però era molto interessante. Facevamo degli contratti con l’estero… Fare la segretaria non era come adesso, prendere gli appuntamenti ecc. Era molto più riservato, più personale. Eravamo un po’ nel « segreto ». Una forma di fiducia esisteva. Non c’era tutta questa tecnologia. C’era solo la stenografa che sapeva cosa si diceva. Era diverso. Inoltre, adesso si finisce alle 17 di lavorare. Invece noi, prima delle 19 non si finiva. Anch’io sono contenta del mestiere che ho fatto. Durante la guerra, non si poteva vivere nella città. Gli uffici e le fabbriche che potevano, si erano trasferiti fuori.

Com’è cambiato il tuo lavoro tra prima e dopo l’entrata nel Europa ? Preferivi prima o dopo ?

Enrica : Ma è lo stesso. Però abbiamo lavorato sopratutto dopo l’Europa. Ci saranno delle cose belle e brutte per dopo e prima. Ho notato dei cambiamenti invece nella lingua. Adesso la lingua da i ragazzi con chi parlo è molti più povera. Parlano di più con delle parole inglese.

Bianca : Non abbiamo fatto questo cambiamento proprio quindi non possiamo tanto rispondere. Però prima era meglio, più personale, il rapporto personale, umano prima. Adesso con la tecnologia ? È tutto più distante. È vero che la lingua è cambiata. Quando parlo con i ragazzi, vedo che non sanno neanche che esistano delle parole. Peccato che la lingua sia sempre più ridotta. La lingua fa parte della cultura, della ricchezza e del nostro passato. C’è una differenza tra la lingua corrente e la lingua colta. Ora la lingua colta si perde. Una cosa molto triste.

Cosa pensate del fatto che ci sono dei volontari stranieri che vengono lavorare nelle valli?

Anonima : Auguri.

Enrica : Molto bello, oltre che trasmettere quello che sapete voi, imparate come si vive qui, come sono le idee della gente, le necessità qua.

Bianca : Molto positivo perché generalmente gli italiani sono un pochino visti come pigri, stupidotti, quando venite voi, vedete la realtà, vedete che qui sa lavora, che qui c’è anche della cultura… Serve perché noi così capiamo da dove venite e voi capite com’è qui.

Vorrei ringraziare le donne che hanno partecipato volentieri a questo gioco. Durante questa chiacchierata, abbiamo anche fatto tradurre delle parole scritte in altre lingue europee e non è stato così facile. Era divertente però. Loro mi hanno fatto scoprire com’era la loro vita e hanno anche imparato delle cose grazie a noi, volontari. È stato bello questo momento passato con loro. Grazie all’organizzazione di averci fatto vivere questa esperienza.

A presto !

 

Dopo 11 mesi… un grazie

Fare un anno di volontariato non è una scelta che si fa così, dall’oggi al domani. Tuttavia, è un po’ per caso che mi sono ritrovata qui, in Italia, ad iniziare un anno di servizio.

Vengo dal Belgio, dove stavo studiando la musica e logopedia. Poi, ad un certo punto, mi sono venuti alcuni dubbi e ho sentito il bisogno di prendere un po’ di aria, di riflettere su alcune cose della mia vita in generale. Volevo dare un altro senso ai miei giorni aiutando la gente.

Mi hanno proposto l’Italia. Non sapevo niente dell’italiano ma, visto che mi piace tantissimo la lingua di questo paese, ho accettato subito. Era due mesi prima di andarci e non vedevo l’ora di partire, anche se avevo paura. Non sapevo cosa aspettarmi, cosa immaginare, allora non ho immaginato niente.

Sono arrivata qui, in una grande famiglia stupenda. Ho imparato tante cose e incontrato tanta gente. Gli ospiti dell’Asilo Valdese (casa di Riposo per persone anziane), anche mi hanno aiutata molto, anche se sono io che sono arrivata per aiutare loro.

L’Italia è così bella, ne ho approfittato per viaggiare dentro il paese e mi è piaciuto un sacco. Le montagne, il mare, le strade tutte diverse da una città all’altra …

Non dimenticherò mai quest’anno. Ritengo che è importante vivere grandi cose per sentirsi viva, qualsiasi sia per te la definizione di una grande cosa. Sarà quella l’ultima parola della storia, una bella avventura.

Grazie di tutto a tutti per l’accoglienza, la pazienza, le scoperte e i sorrisi

À bientôt,

Luisa

VolontariAmo – Più di un programma radio

Ciao a tutti volontari e tutte volontarie,

Sono Milica. Vengo dalla Serbia e il mio SVE è  un programma su Radio Beckwith. VolontariAmo è una trasmissione radio che dà la voce a volontari per promuovere le attività di  volontariato. 

Abbiamo avuto l’idea di fare un programma radiofonico dedicato a questo tema perché ci sembrava  giusto dare lo spazio e il tempo a un movimento come volontariato. Il volontariato l’ho sempre visto come un’attività che arricchisce da tutti i punti di vista sia professionali che personali. Potrei tranquillamente dire che fare il volontariato è anche un mio modo di vivere. (Si, sempre senza soldi).  Il poter parlare alla radio (oltre al fatto che mi piace parlare in generale) di questo tema, sempre sperando che possa raggiungere altri e spingerli a mettersi in gioco, mi fa tanto piacere. L’opportunità di avere un programma radio che mi è stata data mi ha fatto conoscere tante persone tramite le interviste che ho fatto. Ho scoperto vari posti e vari paesi. Infatti, ho viaggiato, anche se ero seduta in uno studio radiofonico. (E’ più comodo di FlixBus). E questi posti li ho visti tramite gli occhi delle persone che ci hanno vissuto e hanno fatto volontariato. Dopo aver sentito le storie delle loro esperienze, sono ancora più sicura del fatto che il volontariato è una finestra verso tutto il mondo.

Oltre a questo, in Radio Beckwith ho scoperto il mondo di radio, il mondo di microfoni, regie, registrazioni e repliche. Un mondo dei giornalisti che che hanno anni di esperienza e che ti rispettano come se tu avessi la stessa esperienza.

Durante il mio SVE ho trovato una nuova famiglia sia quella in radio, sia quella a casa con la mia coinquilina indiana e tedesca che con amore e amicizia hanno reso il nostro appartamento davvero una casa, Adesso quando le persone mi chiedono come sto, non rispondo solo con ‘’ sto bene ‘’, ma anche con ‘’sono felice’’ (anche se mangio tanto piccante).

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Ah, è questa è la pagina Facebook della nostra trasmissione: http://www.facebook.com/VolontariAmoRbe/

La storia di una vita

“We don’t know, what life will prepare for us tomorrow. Perhaps a beautiful palace will turn into ruins. We go from the edge to center to breathe in the beaty and go to other outskirts” (Splean. Outskirts. The album “The key to the code”)

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This huge “metal bird” 27.08-2017 transfered me from Ukraine to Italy — country of my volunteerism, in a new stage in my life, 11 month long. This is the period of the international European project, entitled “SONS — Same Old New Stories: Youngsters discovering roots of Europe”, funded by the program Erasmus plus and coordinated by Diaconia Valdese.

L’Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone — is a care home for self-sufficient and dependent elderly people, located in the Italian region Piedmont, surrounded by beautiful mountains. In 1893 the Waldensian Pastor Carlo Alberto Tron opened the first home “to accommodate old people without homes or families. giving them the opportunity to live in peace”.

In Asilo live more than 90 people with different destinies and different needs and for them it is important not to feel lonely and be calm, that you will be helped if this will be necessary. It is also important for them to communicate and be able to be heard.

Today I decide to write a story of the life  of one person, whom I met here, in Asilo, once coming to his room with my little collection of minerals, knowing that his previous activities were related to geology. His room is rather unusual. There are a lot of objects in it, the purposes of which i did not understand before. For example,  twenty one variations of the crosses of Tuareg — the nation, in which men cover their face with a veil, “blue people” of the Sahara, living under matriarchy.

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But more about that later. So… “Il mio nome é Adriano (Gaydou), e nella mia famiglia sono noto per il mio carattere ribelle, questo perché ho visto molte ingiustizie contro il popolo lavoratore .

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Come scuola ho frequentato (al serale) corsi per diploma: 1) disegno progettistico e meccanico e 2) chimico analista. Di giorno lavoravo e dalla sera — scuola. Sono entrato nel mondo del lavoro come piccolo operaio e sono uscito, in pensione, come operaio al massimo livello (5 livello) di cui sono orgoglioso perché eravamo in pochi con il titolo di Tecnici di Officina. 

Ho iniziato per un anno e mezzo in Fonderia. Lavoro pesantissimo e molto pericoloso ma utile per formare un carattere sociale e politico, di sinistra, sono stato sindacalista per 6 anni. Ho poi cambiato lavoro e sono andato in fabbrica dove, con mia soddisfazione,  ero esperto di Motori aeronautici militari ed addetto alle esperienze aeronautiche e spaziali (Fiat Avio). Terminato il lavoro sperimentale sono passato nel nostro laboratorio di analisi chimiche in campo industriale. 

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Entrato in pensione, su richiesta di un mio amico, geologo del Politecnico di Torino, mi sono trovato a prestare opera volontaria, nella Grotta di Bossea in Val Corsadia ove esiste, sotto terra il più importante laboratorio di ricerca idrogeologica, a livello europeo. Quindi per 14 anni sono stato libero ricercatore in campo idrogeologico, creando un laboratorio di analisi per la chimica delle acque e nel susseguente studio a Favore del Politecnico. Attualmente questo laboratorio è stato completamente informatizzato, con un progetto guida per ricevere i dati scientifici, in automatico, via Internet (progetto unico al mondo!)

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Nella mia vita sono stato appassionato di montagne, grotte e vulcani, con una mia notevole attività. Sulle montagne, sopra tutto le scalate delle  grande montagne.  La mia carriera in montagna si  è fermata, grazie ad un incidente gravissimo dal quale sono uscito con….solo 14 fratture in una gamba, ma ancora vivo.

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Inoltre la passione per le scienze della terra, mi ha portato ad esplorare grotte ed abissi per moltissimi anni, scoprendo 38 grotte nuove, di cui 7 nella Selva Elocote, in Messico meridionale (Estado de Chiapas).

Dal punto di vista sentimentale, essendo in fatto personale, scusami, ma non ti dico niente, sappi solo che non sono mai stato sposato dato  che amo la libertà….”

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So…Welcome to Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone.

Olga Korotaeva, EVS Volunteer at Asilo dei Vecchi di San Germano, with the project “Sons – Same Old New Stories: Youngsters discovering roots of Europe”, 2017-2018

#WHAD!We Have a Dream!

In our time of crisis accept the European challenge “United in diversity” is more and more difficult. Discrimination is a growing phenomena all around the world, because of the origins, age, culture, religion, gender, etc. European societies are developing radical positions towards what/who is different, and we are still facing segregation phenomena.

This project “#WHAD! We Have a Dream!” wants to answer at the challenge of a multicultural society. We will address this topic using the methods of the theatrical animation (theatre forum, body language, mime but also clowning, juggling, performing) as a tool to arise empathy and awareness and promote active participation in society.

During all the phases of the project we want to involve the youngsters of the different communities in a social campaign to inform about the project.

The campaign will follow the project’s evolution, reporting three different phases:

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The DREAM phase: the start of the project itself, every organization and the participants are getting ready and think about the theatrical tools that will be shared, studied and used. Take a picture that represent your “dreaming” phase, positive expectations, excitement about the beginning of the project.

#WHAD! #DREAMactbelieve  #unitedindiversity 

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

 

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The ACT phase
:  youth workers and young participants are using the theatrical tools and actively participating to the project. The photos show this moment of action.

#WHAD!  #dreamACTbelieve  #unitedindiversity

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

 

 


images-2The BELIEVE phase
:  outcomes of the project, photos of inclusion and multicultural examples not only with the participants of the project but also with the community involved with the dissemination event.

#WHAD!  #dreamactBELIEVE  #unitedindiversity

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

This campaign will involve the participants, friends and familiars and all the communities around each organization.

How to participate in the campaign:

1- Choose a picture

2- Write the hastag’s project: #WHAD!

3- Define which phase of the project your picture represents : Dream, Act, or Believe? then write the hastag: #dreamactbelieve putting the right CAPITAL LETTERS (#DREAMactbelieve/#dreamACTbelive/#dreamactBELIEVE)

4- Don’t forget the hashtag of the European Motto:#unitedindiversity

5- copy the link to this page and everyone will be able to join the campaign: https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/2017/02/10/whadwe-have-a-dream/

6- Like our facebook page:

JOIN US!!

The project “#WHAD!We have a Dream!” takes place from the 1st of February to the 30 of November 2017, it foresees a Training for Youth Workers in Italy and a Youth Exchange in Hungary. It involves 4 different countries: Italy, Hungary, Kosovo and Jordan.