SVE, più di un programma Erasmus +

Give your time, and change your mind….

Ora che è passato un po’ di tempo, posso scrivere che cosa ha significato per me quest’anno come volontario internazionale per il Servizio Migranti della Diaconia Valdese. La verità è che non è stato un anno facile, perché  è difficile adattarsi a un Paese nuovo e ad una cultura diversa, con una lingua è alquanto complicata, almeno inizialmente. Tuttavia, sono orgoglioso di aver potuto vivere questa esperienza e di aver scoperto una  nuova passione nella mia vita.

Essere in grado di entrare in contatto con una realtà come quella delle persone migranti mi ha fatto capire quanto poco si sappia di questo gruppo sociale che negli ultimi anni subisce grandi critiche. Sono riuscito a vedere come la vita delle persone può essere migliorata facendo piccole cose.

È vero che il contatto con altre culture durante il lavoro è stato a volte difficile, ma è grazie a loro che ho potuto aprire di più la mente alla multiculturalità che fa parte della nostra realtà e vedere che è questa che arricchisce il mondo.

Quest’anno sono stato in grado di organizzare un corso di alfabetizzazione informatica per migranti, ma non solo, perché ho avuto l’opportunità di dare una mano in tante aree diverse della Diaconia, da COV a Giovanni e Territorio. 

Grazie per ogni momento in cui abbiamo lavorato insieme, non ho incontrato solo un gruppo di grandi professionisti ma anche di persone fantastiche. Grazie soprattutto a quelle dei laboratori migranti con cui ho potuto lavorare più da vicino e al gruppo di animatori e responsabili di Mamma Esco a Giocare che mi hanno fatto sentire parte di loro.

Inoltre, l’esperienza del volontariato mi ha permesso di incontrare persone provenienti da tanti Paesi diversi. Con loro ho potuto vivere grandi momenti, che, anche se alcuni sono stati belli e altri brutti, hanno reso quest’anno qualcosa di unico. Ognuno di loro ha un posto in questa storia che abbiamo vissuto e che, come tutto, è stato unico.

Pertanto, oggi se avessi l’opportunità di tornare indietro nel tempo di un anno, al momento della partenza, penso che lo ripeterei, perché quando lasciamo la nostra zona di comfort, è quando iniziamo davvero a vivere.

GRACIAS Y HASTA PRONTO.

Alejandro

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Dopo 11 mesi… uno grazie

Fare un anno di volontariato non è una scelta che si fa così, dall’oggi al domani. Tuttavia, è un po’ per caso che mi sono ritrovata qui, in Italia, ad iniziare un anno di servizio.

Vengo dal Belgio, dove stavo studiando la musica e logopedia. Poi, ad un certo punto, mi sono venuti alcuni dubbi e ho sentito il bisogno di prendere un po’ di aria, di riflettere su alcune cose della mia vita in generale. Volevo dare un altro senso ai miei giorni aiutando la gente.

Mi hanno proposto l’Italia. Non sapevo niente dell’italiano ma, visto che mi piace tantissimo la lingua di questo paese, ho accettato subito. Era due mesi prima di andarci e non vedevo l’ora di partire, anche se avevo paura. Non sapevo cosa aspettarmi, cosa immaginare, allora non ho immaginato niente.

Sono arrivata qui, in una grande famiglia stupenda. Ho imparato tante cose e incontrato tanta gente. Gli ospiti dell’Asilo Valdese (casa di Riposo per persone anziane), anche mi hanno aiutata molto, anche se sono io che sono arrivata per aiutare loro.

L’Italia è così bella, ne ho approfittato per viaggiare dentro il paese e mi è piaciuto un sacco. Le montagne, il mare, le strade tutte diverse da una città all’altra …

Non dimenticherò mai quest’anno. Ritengo che è importante vivere grandi cose per sentirsi viva, qualsiasi sia per te la definizione di una grande cosa. Sarà quella l’ultima parola della storia, una bella avventura.

Grazie di tutto a tutti per l’accoglienza, la pazienza, le scoperte e i sorrisi

À bientôt,

Luisa 

VolontariAmo – Più di un programma radio

Ciao a tutti volontari e tutte volontarie,

Sono Milica. Vengo dalla Serbia e il mio SVE è  un programma su Radio Beckwith. VolontariAmo è una trasmissione radio che dà la voce a volontari per promuovere le attività di  volontariato. 

Abbiamo avuto l’idea di fare un programma radiofonico dedicato a questo tema perché ci sembrava  giusto dare lo spazio e il tempo a un movimento come volontariato. Il volontariato l’ho sempre visto come un’attività che arricchisce da tutti i punti di vista sia professionali che personali. Potrei tranquillamente dire che fare il volontariato è anche un mio modo di vivere. (Si, sempre senza soldi).  Il poter parlare alla radio (oltre al fatto che mi piace parlare in generale) di questo tema, sempre sperando che possa raggiungere altri e spingerli a mettersi in gioco, mi fa tanto piacere. L’opportunità di avere un programma radio che mi è stata data mi ha fatto conoscere tante persone tramite le interviste che ho fatto. Ho scoperto vari posti e vari paesi. Infatti, ho viaggiato, anche se ero seduta in uno studio radiofonico. (E’ più comodo di FlixBus). E questi posti li ho visti tramite gli occhi delle persone che ci hanno vissuto e hanno fatto volontariato. Dopo aver sentito le storie delle loro esperienze, sono ancora più sicura del fatto che il volontariato è una finestra verso tutto il mondo.

Oltre a questo, in Radio Beckwith ho scoperto il mondo di radio, il mondo di microfoni, regie, registrazioni e repliche. Un mondo dei giornalisti che che hanno anni di esperienza e che ti rispettano come se tu avessi la stessa esperienza.

Durante il mio SVE ho trovato una nuova famiglia sia quella in radio, sia quella a casa con la mia coinquilina indiana e tedesca che con amore e amicizia hanno reso il nostro appartamento davvero una casa, Adesso quando le persone mi chiedono come sto, non rispondo solo con ‘’ sto bene ‘’, ma anche con ‘’sono felice’’ (anche se mangio tanto piccante).

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Ah, è questa è la pagina Facebook della nostra trasmissione: http://www.facebook.com/VolontariAmoRbe/

La storia di una vita

“We don’t know, what life will prepare for us tomorrow. Perhaps a beautiful palace will turn into ruins. We go from the edge to center to breathe in the beaty and go to other outskirts” (Splean. Outskirts. The album “The key to the code”)

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This huge “metal bird” 27.08-2017 transfered me from Ukraine to Italy — country of my volunteerism, in a new stage in my life, 11 month long. This is the period of the international European project, entitled “SONS — Same Old New Stories: Youngsters discovering roots of Europe”, funded by the program Erasmus plus and coordinated by Diaconia Valdese.

L’Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone — is a care home for self-sufficient and dependent elderly people, located in the Italian region Piedmont, surrounded by beautiful mountains. In 1893 the Waldensian Pastor Carlo Alberto Tron opened the first home “to accommodate old people without homes or families. giving them the opportunity to live in peace”.

In Asilo live more than 90 people with different destinies and different needs and for them it is important not to feel lonely and be calm, that you will be helped if this will be necessary. It is also important for them to communicate and be able to be heard.

Today I decide to write a story of the life  of one person, whom I met here, in Asilo, once coming to his room with my little collection of minerals, knowing that his previous activities were related to geology. His room is rather unusual. There are a lot of objects in it, the purposes of which i did not understand before. For example,  twenty one variations of the crosses of Tuareg — the nation, in which men cover their face with a veil, “blue people” of the Sahara, living under matriarchy.

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But more about that later. So… “Il mio nome é Adriano (Gaydou), e nella mia famiglia sono noto per il mio carattere ribelle, questo perché ho visto molte ingiustizie contro il popolo lavoratore .

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Come scuola ho frequentato (al serale) corsi per diploma: 1) disegno progettistico e meccanico e 2) chimico analista. Di giorno lavoravo e dalla sera — scuola. Sono entrato nel mondo del lavoro come piccolo operaio e sono uscito, in pensione, come operaio al massimo livello (5 livello) di cui sono orgoglioso perché eravamo in pochi con il titolo di Tecnici di Officina. 

Ho iniziato per un anno e mezzo in Fonderia. Lavoro pesantissimo e molto pericoloso ma utile per formare un carattere sociale e politico, di sinistra, sono stato sindacalista per 6 anni. Ho poi cambiato lavoro e sono andato in fabbrica dove, con mia soddisfazione,  ero esperto di Motori aeronautici militari ed addetto alle esperienze aeronautiche e spaziali (Fiat Avio). Terminato il lavoro sperimentale sono passato nel nostro laboratorio di analisi chimiche in campo industriale. 

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Entrato in pensione, su richiesta di un mio amico, geologo del Politecnico di Torino, mi sono trovato a prestare opera volontaria, nella Grotta di Bossea in Val Corsadia ove esiste, sotto terra il più importante laboratorio di ricerca idrogeologica, a livello europeo. Quindi per 14 anni sono stato libero ricercatore in campo idrogeologico, creando un laboratorio di analisi per la chimica delle acque e nel susseguente studio a Favore del Politecnico. Attualmente questo laboratorio è stato completamente informatizzato, con un progetto guida per ricevere i dati scientifici, in automatico, via Internet (progetto unico al mondo!)

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Nella mia vita sono stato appassionato di montagne, grotte e vulcani, con una mia notevole attività. Sulle montagne, sopra tutto le scalate delle  grande montagne.  La mia carriera in montagna si  è fermata, grazie ad un incidente gravissimo dal quale sono uscito con….solo 14 fratture in una gamba, ma ancora vivo.

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Inoltre la passione per le scienze della terra, mi ha portato ad esplorare grotte ed abissi per moltissimi anni, scoprendo 38 grotte nuove, di cui 7 nella Selva Elocote, in Messico meridionale (Estado de Chiapas).

Dal punto di vista sentimentale, essendo in fatto personale, scusami, ma non ti dico niente, sappi solo che non sono mai stato sposato dato  che amo la libertà….”

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So…Welcome to Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone.

Olga Korotaeva, EVS Volunteer at Asilo dei Vecchi di San Germano, with the project “Sons – Same Old New Stories: Youngsters discovering roots of Europe”, 2017-2018

#WHAD!We Have a Dream!

In our time of crisis accept the European challenge “United in diversity” is more and more difficult. Discrimination is a growing phenomena all around the world, because of the origins, age, culture, religion, gender, etc. European societies are developing radical positions towards what/who is different, and we are still facing segregation phenomena.

This project “#WHAD! We Have a Dream!” wants to answer at the challenge of a multicultural society. We will address this topic using the methods of the theatrical animation (theatre forum, body language, mime but also clowning, juggling, performing) as a tool to arise empathy and awareness and promote active participation in society.

During all the phases of the project we want to involve the youngsters of the different communities in a social campaign to inform about the project.

The campaign will follow the project’s evolution, reporting three different phases:

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The DREAM phase: the start of the project itself, every organization and the participants are getting ready and think about the theatrical tools that will be shared, studied and used. Take a picture that represent your “dreaming” phase, positive expectations, excitement about the beginning of the project.

#WHAD! #DREAMactbelieve  #unitedindiversity 

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

 

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The ACT phase
:  youth workers and young participants are using the theatrical tools and actively participating to the project. The photos show this moment of action.

#WHAD!  #dreamACTbelieve  #unitedindiversity

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

 

 


images-2The BELIEVE phase
:  outcomes of the project, photos of inclusion and multicultural examples not only with the participants of the project but also with the community involved with the dissemination event.

#WHAD!  #dreamactBELIEVE  #unitedindiversity

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

This campaign will involve the participants, friends and familiars and all the communities around each organization.

How to participate in the campaign:

1- Choose a picture

2- Write the hastag’s project: #WHAD!

3- Define which phase of the project your picture represents : Dream, Act, or Believe? then write the hastag: #dreamactbelieve putting the right CAPITAL LETTERS (#DREAMactbelieve/#dreamACTbelive/#dreamactBELIEVE)

4- Don’t forget the hashtag of the European Motto:#unitedindiversity

5- copy the link to this page and everyone will be able to join the campaign: https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/2017/02/10/whadwe-have-a-dream/

6- Like our facebook page:

JOIN US!!

The project “#WHAD!We have a Dream!” takes place from the 1st of February to the 30 of November 2017, it foresees a Training for Youth Workers in Italy and a Youth Exchange in Hungary. It involves 4 different countries: Italy, Hungary, Kosovo and Jordan. 

#CULTURALBAGGAGE CAMPAIGN

Leaving, arriving, traveling, escaping, settling down, migrating, crossing borders, wandering, visiting, getting lost…

Moving is one of the main characteristic of the human being, moving is growing, is changing, is meeting people and cultures. Every one of us move, for little journey as going for shopping or for long travel as for holydays or for looking for a new life. Every one of us always brings someting with along the way, a bag, a sack, a backpack, a trolley, something in the pockets or even nothing; but everyone always carryes a cultural baggage.

The cultural baggage is part of ourselves, we carry it all the time, it defines us, it distinguishes us from the other, it makes us different, unique.

The cultural baggage can be shared, we can discover similarities between cultural baggages, we can recognize ourselves in some other’s cultural baggage, we can understand different way of carrying the cultural baggage, we can carry them together, mixing them in a colorful and rich future.

Bring your cultural baggage with us in this campaign, post a picture of your cultural baggage with #culturalbaggage and #alldifferentallequal in facebook and twitter, let’s share our baggages and get closer to a multicultural and inclusive society. When you post the picture, copy also the link to this page of explanation, so that everyone will understand what it is about!

The campaign will end with an Intercultural Dinner in Turin on the 25th of August. Share the event when you post your picture!

This campaign is organized as a dissemination activity of the project “God with us?”, it was developed during the youth exchange “Do you Believe in Participation?”

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European Voluntary Service celebrates its 20 years! Our volunteers produced four video about their experience in Italy using gadgets provided by Italian National Agency and using a red balloon as the symbol of this celebration…Have a look!

 

 

 

 

 

Thanks to:

Minolin Judith (India), Louisa Germann (Germania), Felix Herfs (Germania), Annette Gerland (Germania), Natascha Roser (Germania), Nair Anotella Perez (Argentina), Deak Kinga Emoke (Ungheria), Simon Immanuel (India), Sarah Ficther (Francia), Joel Armand Pilon Charbonnier (Uruguay), Yevdokimova Katerina (Ucraina), Villo Geszler (Ungheria), Linda Menssen (Germania), Larissa Juttner (Germania), Miriam Volkers (Germania), Bator Nagy-Szekely (Ungheria).

About the exchange…

Impressions about the Youth Exchange “Do you Believe in Participation?”, project “God with us?”, 23 Aprile – 1 Maggio 2016 in Tblisi, Georgia.

This youth exchange gave all participants understanding of their own identity.
It helped us to understand what really means to be tolerant and how people should be integrated into society.
During youth exchange we shared and received different cultures, different behaviors.
Despite our diversity we all learned how to leave together and respect each other, not hurting each others feelings and how we know that we are all different and we are all together.

Giorgi Kordzaia, Tornike Balakhashvili, Levani Chutlashvili

Pictures from Giulia Tempo, Emiliano Barbieri, Alina Tselyutina, Ketevan Mtvarelidze, Qeti Saladze, Iveri Balakhashvili

Tolerance Campaign

During the Youth Exchange “Do you Believe in Participation?”  the participants were asked to organize a campaign in the Street of Tolerance in Tiblisi in order to promote inter-religious and intercultural dialogue. Have a look!

Michailo Haber, Lisa Casale, Romeo Georgescu, Krystyna Strelchenko, Ilaria Orsi, Andreea Tuzu, Radu Opris, Liliya Fauri, Giorgi Kordzaia, Veronika Zhezhovska

The featured picture was made by Emiliano Barbieri, always in the frame of the campaign in the tolerance street.

The cultural compromise

About the simulation game during the Youth Exchange “Do you Believe in Participation?”, Georgia, 24th April – 1st March 2016

On the third day of our exchange we had the simulation game “Welcome to my Village”.

The main purposes was IMG_20160326_105748699the concept of welcome, exchange, compromise and integration.  The first task was, divided in five groups, to build a village following instruction, respecting village’s rules different one from each other. The request of second task was that one participant of each village, moves to an other one. The challenge was try to understand if integration was possible even without loose each one’s identity.

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The challenge in the first part of the game was to build the villages without forgetting that communication was an obstacle because of clear rules which impose specific way to interact between each others.

During the second part we proved that integration was possible using the different village rules but only if each participant was ready to loose and gain something.

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The game ends with a plenary all
together to confront the different experience and to translate it into reality.
We start to share how each village welcomed the new villagers and how they try to be integrated whit the new society and how they were dealing with difference and finding a compromise with their identity. Then we translated the concept to the reality. It was interesting to see how each participants had different experiences arising by different country and culture.

DSC_0289It was probably the first time during the exchange that we find out in such a clear way about our differences.

 

 

 

 

Lisa, Italy and Annapaola, Italy

Pictures by Giulia Tempo and Valeria Lucenti