E già la fine…

“Ma voi francesi, parlate tanto”. E’ un’ospite dell’Asilo che mi ha detto questo un giorno. In quel momento ho riso. Non avevo mai sentito questo sui francesi. “Trovi che io parlo tanto?” Le ho riposto. “Non so, ma tu trovi le buone parole.”

Questo complimento, anche se mi ha toccato, mi ha sorpreso. Non penso di essere cosi’ brava con le parole, soprattutto nel momento in cui lei mi ha detto questo. Ero da poco arrivata in Italia e per me risultava complicato esprimere i miei pensieri correttamente in italiano. Però questo momento con lei rimarrà uno dei momenti più memorabili del mio anno di volontariato. E ricordi belli ne ho tanti: tutti questi incontri, viaggi, queste incomprensioni a causa della lingua e le differenze culturali… Conservero’ per sempre ricordi un po’ tristi, ma anche tanti ricordi felici. 

É semplice: voglio scrivere un ultimo articolo su questo blog per concludere il mio anno, però è difficile riassumere in poche righe. Penso che io prenderò completamente coscienza di questo anno solo alcuni mesi dopo che saro’ tornata a casa. Faccio fatica a credere che tutto cio’ sta per finire. Questi 11 mesi sono passati molto velocemente.

Non conto più il numero di gente con una nationalità differente di me che ho incontrato, il numero di luoghi in Italia che mi sono piaciuti un sacco, il numero di cose che ho imparato qui… Anche se la più granda sfida era di imparare l’italiano. Per esempio, all’inizio era un po’ difficile di comunicare con gli ospiti, loro erano pazienti con me e adesso abbiamo creato una bella relazione insieme. Il mio italiano non è perfetto, però sono già contenta dell mio livello e di sapere parlare questa lingua. Sono sicura che mi mancherà parlare in italiano quando sarò tornata in Francia. L’Italia semplicemente mi mancherà.

Questo anno di volontariato è stata una bella esperienza che raccomando di vivere a tutte i giovani che si chiedono se devono fare un EVS. Non dimenticherò mai questo anno e la gente che ho conosciuto. 

A presto Italia, sono sicura che ci rivedremo!!!!

Typhaine

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Many people are scared from diversity, but thanks to this training we can show others how beautiful and magic, diversity is.

I’m so grateful that I had opportunity to be part of Tell Me project as helping organizer, and in the same time to see the creativity and joy of teenagers, and to learn more about other religions, cultures and countries.

Tell Me Project – was a project organized by Diaconia Valdese (Italy) in collaboration with Erasmus and other organizations from Kosovo, Estonia and Ukraine. The purpose of the project was to bring adolescents from four countries in one place, to discuss more about religion and culture. Every day was an opportunity to learn new things about religions, and every night an opportunity to learn new things about the countries and cultures.

Activities that we planed were different starting from team building, presenting religions with some objects or words, shadow theater, cultural nights, quizzes, visiting different religion monuments in Torre Pellice and Torino.

In team building activity as u can see also in the photo, the creativity reached next level. They worked as a team and they created different monuments only by spaghetti.
In this photo you can see five different religions presented by Tell Me project teens. Each group of teens was diverse in sense of religion, and they had to present a different religion from their own, to other groups only by some words or some symbols that represents that religion.
In the shadow theater, each team had to create a short theater scene related to religion. I was surprised by their age and their level of knowledge, because each group presented something so unique staring from stereotypes, gender-equality in religion, and things that concern today society.

In cultural nights, I learned a lot starting from Estonia I learned that they don’t have mountains at all, but they are one of the most developing countries when it comes technology. About Ukraine I learned a lot about food, music, beauty of the country, and their traditional dance turned out to be my favorite one.

Ukraine cultural night

When it came to Italy presentation, I loved everything even the stereotypes that they presented were funny. From my country Kosovo my favorite thing and most unique one, that Kosovo teens used to mention in presentation was a photo of a mosque and a church in the same garden that spoke more than 1000 words about religious harmony in Kosovo, and they used to mention that the “Religion of Albanians is Albania”.

At the end of the project I saw tears and hugs but most importantly I saw young people accepting and loving each other for who they are and what they represent as human beings .

L’inno alla leggerezza e alla lentezza

È martedi 2 ottobre 2018. Oggi, come ogni mattina, sulle alture del piccolo comune di Luserna San Giovani, individui si dirigono verso il loro luogo di lavoro, arrampicandosi su una collina verde e persa. Loro lavorano in un grande ente che si chiama «  La Diaconia Valdese ».

Pero questa mattina è diversa. Durante quella tranquilla e soleggiata mattina, due nuove faccie varcano le porte di questa instituzione.

In particolare, penetrano nei studi della Radio Beckwith. Una meravigliosa avventura di un anno le aspetta.

Una di loro, sono io, Romane. Di nazionalità francese, ho appena lasciato Pariggi, città di più di 2 milioni di abitanti, con un traffico pesante, una marea umana, con una agitazione perpetua per atterrare qui, in una piccola cità alla campagna circondata dalle montagne. Osservo questo nuovo ambiente con fascino,  gonfio i miei polmoni di aria fresca.

Doppo di avere ottenuto un master nel « développement social » che doveva orientarmi verso un lavoro in uno istituto di ricerca oppure nella funzione pubblica, decidere di lavorare in una radio in Italia sembra curioso …  

Alora, perché questa scelta ?

Mi piace le nuove sfide, l’aventura, l’incontro con altre cultura. Mi piace essere sorpresa. Ma potrei rispondere in modo più simplice : è la mia ricerca eterna di leggerezza e di lentezza che mi hanno portato qui.

Mi spiego.

Oggi, credo che la società francese esercita sul individuo un peso che è dimostrato dalla pressione alla scuola, al lavoro, etc.
Dappertuto, si incoraggia le giovani generazioni ad avere sempre une linearità e une coerenza nel nostro percorso di vita.


Come se era sbagliato perdersi.

Fabbriciamo un quadro preciso del successo. Scegliamo formazione e studi, preoccupandosi sempre dei sbocchi professional con la questione sottostante dei salari.

Quando ho scelto di studiare la letteratura tedesca, sempre la gente mi ha chiesto : Pero, che cosa puoi fare doppo con questo ? Non porta da nessuna parte. E quando ho scelto di studiare le politiche sociale doppo 3 anni : A che servono questi studi ? Che tipo di lavoro puoi trovare doppo ?
Abbiamo bisogno di nome, di chiarezza, di avere la garanzia di la sicurezza finanziaria.  L’interesse per l’oggetto di studi passa in secondo piano.

E da tutta questa pesantezza che ho voluto anche fuggire arrivando qui.

Avevo anche bisogno di lentezza.
Mi sembra che la velocità prende sempre più il controllo delle nostre vite. Siamo in movimento costante, corriamo, incateniamo i lavori. Fare niente, prendere tiempo per pensare, prenderci una pausa nella sua vita, senza lavoro né studio è mal compreso.

Cuando ho scelto di viaggiare tre mesi in Peru doppo di avere studiato, persone del mio entourage hanno condannato la mia decisione, considerandola come vancanza illegittima e inutile.

Perché dobbiamo sempre rimandare a dopo il momento in cui saremo felice ?

Sfortunamente, il discorso attuale dominante assimila il fatto di non lavorare o di non studiare alla pigrizia. Perché ? Perché Francia è diventata una societa neoliberale dove l’economia e la logica di mercato si impongono in tutti i settori della societa. E l’economia è incompatibile con il fatto di fermarsi : il tempo è denaro.

Oggi, sono terrorizzata di vedere l’interesse egoista sopraffa i valori umani e il dovere collettivo.

Qui in Torre Pellice, prendo il tiempo. Il tiempo per incontrare persone nuove, imparare su altre culture, per dormire al sole, per leggere, per scrivere, per scoprire ogni giorno cose nuove alla radio, senza pressione.

Secondo me, il SVE non deve essere considerato in primo luogo come uno strumento per abbellire un curriculum pero come una fine a se stessa. Una esperienza come quella ricorda que

Le cose che hanno il maggiore valore sono sempre quelle che non hanno prezzo.

Romane

 

To Grow One Flower

When I came in Italy, firstly I went to Torre Pelice for beginning seminar. Actually, I can say that this seminar was a chance to meet with different people as a first step. I was so excited and felt a little bit  scared to be as volunteer in Italy. Because everything was so different from main country (Turkey). Thank to this fırst seminar, I had so good time and felt relax. We stayed 12 days in Torre Pellice with 45 people together. This process was amazing beginning for me. We could share our ideas, thoughts, time, food and life experience with each other. Thanks to this seminar, I realized that I felt give the right decision to being an international volunteer. I imagined that I will give my one year and I will work shoulder to shoulder with these people like me.

After the seminar, every people went to workplace city. This transition process is quite a different experience. When I arrived in Torino and my home in Barriera di Milano, I felt the multicultural atmosphere here. Barriera di Milano includes different kind of migrants who generally came from  North Africa and Latin America. 

Then , I started working in IL Passo Social Point. There are many activities and workshop in this center for children and adults. Being here and participating in these activities is a great thing. Before I came in Italy, nearly 8 years I worked with children as volunteer. Now, I’m in here and I can help children from different countries. Migration context is completely so hard process. This complex process can be find a solution in this center. We help to children for their homework with my teammates. Children come to center after school on Tuesday, Thursday and Friday. This activity is called “Dopo Scuola”. Also, we arrange some activities every Friday in programme of “Spazio Adolescenti”. I can say honestly, being with children and touching on their heart are unbelievable. Actually, not only I’m helping to them but also they are helping me to find my way and to understand life. Children is simply children in everywhere, in the every conditional. Being an immigrant does not prevent being children.

Sharing may seem simple word at first but actually it has very meaningful  word in volunteering process. Also it is so important to understand about other people life. Firstly, I share my time for understand other people. And then I give attention to help them. This process is mutual which encompass improvement like building new world inside. I meet many people in this process and they always add something to me. I listen their story and try to understand what they are living. Espeacially, children teach me a lot of  precious things. To be with children is like planting a flower in a mess. For me, EVS process equal for building peace atmosphere. Thanks to everyone who came into my life in this process.

Oyku Dalak, volontaria Turca al Passo Social Point per il progetto “Common Grounds”

E tu cosa pensi dell’Europa? Conversazioni SVE

Sono Krisztina, e da quasi 11 mesi sto svolgendo un servizio di volontariato internazionale a Firenze, presso il Gignoro, una struttura che si occupa di anziani.

Il progetto di cui ho fatto parte, si chiama SONS e prevede anche di raccogliere del materiale per capire meglio il rapporto tra gli ospiti della struttura e l’Europa. Così ho fatto delle interviste. Ho fatto delle domande e ricevuto delle risposte che ci fanno capire un po’ di più il significato che queste persone danno all’Europa.

Qui ne riporto una.

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K:Ciao Enrico come stai?

E:Abbastanza bene, grazie!

K: Quanti anni hai?

E: Ohh, sono vecchio, 83. Tu?

K: Ho 23 anni, anch’io sono vecchia.

E: (ride) Bambina…

K: Enrico, secondo te è cambiata l’Europa da prima della guerra a dopo la guerra? E se si, come?

E: Si, è cambiata perché prima della guerra non c’erano tutte queste cose qui politiche… L’Italia c’era ma c’erano state da poco le guerre con la Germania, insomma diverse guerre, e allora si viveva in un’Italia più semplice.  Perché nel mondo c’era più povertà, c’erano più disagi. E poi il cambiamento è avvenuto e la vita è migliorata su tante cose. Ora c’è più modo di conoscersi l’uno con l’altro, conoscersi tra di noi di diverse culture anche. Conoscere meglio il mondo.

E poi si sa più della Francia, della Germania, si sa più di queste cose, perché anche ci sono tante cose come i computer, come le tv, che ci fanno conoscere, che non c’erano prima della guerra. Queste cose aiutano, hai capito? Allora si conosce di più sicché c’è stata una bell’evoluzione, nel dopoguerra.

K: Come hai vissuto la nascita dell’Europa?

E: Come l’ho vissuta? Ma, nulla. Sono stato trascinato dagli eventi, ho seguito le situazioni via via che ci sono state, sono successe tante cose. Mi dispiace perché ancora c’è la fame nel mondo, nonostante tutto questo. Bambini nell’Africa non hanno dell’acqua, non hanno dei servizi igienici, tutte queste belle cose qui. Mi dispiace quando si vede nei documentari così. Ci sono il pro e contro, però c’è stato un bel miglioramento. Se ci fosse veramente un’Unione Europea in cui tutti ci si aiuta, sarebbe meglio. Anche con le barche, uno si quell’altro no. Non vorrei che ci fosse tutto questo. D’altra parte, l’Italia non può accettare tutti.

E: Cosa ha significato per te nel passato l’Europa?

K: Forse c’era più fratellanza, nel senso di bontà, più umanità che si vedeva, si sentiva. Ora ci sono tante belle cose, un’evoluzione però con un po’ distacco tra le persone. Ho lavorato cinque anni in Francia, e non ho sentito nessun distacco. Mi volevano bene, e sempre chiedevano di cucinare gli spaghetti.

K: Cosa è per te Europa?

E: L’Europa… Ora c’è più progresso, ecco tutto qua.

K: Come pensi ora la situazione in Italia?

E: C’è la miseria. C’è ancora tanta misera. C’è ricchezza ma, c’è ingiustizia. C’è la gente che muore di fame e c’è la gente che è molto ricca.

K: Secondo te il cambiamento della lira era una buona idea?

E: Sì. Sono più contento con l’euro, perché si spende in estero. È più facile. Mi sembra meglio. La lira era più stretta, più italiana.

K: Grazie mille Enrico!

 

L’Europa

Ciao, io mi chiamo Luisa. Ho lavorato qualche mese all’Asilo Valdese di Luserna San Giovanni e ne ho approfittato per raccogliere qualche parere da parte delle persone anziane sulla tema dell’Europa. Ecco alcune domande :

Con l’avvento dell’Europa, hai notato dei cambiamenti nella vita quotidiana ?
Enrica : Prima non si poteva passare da un paese ad un altro senza passaporto, adesso si.

Ellie : In effetti è più facile viaggiare adesso, circolare nell’Europa

Bianca : Io ho notato che se lavori in Germania, per uno stesso  lavoro, sei pagata di più che in Italia. Anche per gli aspetti umani, è cambiato. L’Italia è così bella, noi viaggiamo un pò meno che gli altri paesi perché qui abbiamo tutto. Viene tanta gente qui, a visitare.

Anonima : Niente. Io ho continuato tutto come prima.

Preferisci usare l’euro o la vecchia lira ?
Bianca : È stato un peggioramento. Nessuno era contento. C’era una perdita di valore. Abbiamo dovuto ridimensionare la nostra vita. Vabbè. Era così.

Anonima : Io non trovo che ci sia stata una perdita di valore.

Com’era la moneta prima dell’euro ?
Enrica : C’era la figura del Rè.

Bianca : Non mi ricordo più. Ma c’era molto di più di centesimi. Avevano un’altro valore.

Com’era la scuola prima ?
Bianca : Le maestre erano severissime, si studiava e basta. Però erano anche affettuose. Ero alla scuola valdese. Prima, se non passavi un esame, era colpa tua, non avevi lavorato bene. Adesso è il contrario, quando fallisce un studente, è colpa della maestra. I maestri prima erano molto impegnati.

Enrica : La scuola si faceva anche il sabato.

Hai viaggiato in un’altro paese prima e/o dopo l’Europa, hai visto delle differenze tra prima e dopo ?
Enrica : Io non posso dire, perché ho viaggiato solo dopo.

Anonima : Forse si.

Bianca : Io sono andata in Austria. Molto bella.

Com’era la tua giornata di lavoro ?

Enrica : Maestra. Essere maestra significava qualcosa. La maestra era una figura importante, adesso abbiamo perso questa dimensione. Adesso c’è una maestra che fa la matematica, una che fa l’italiano, una che fa il francese… Invece io facevo tutto. C’era una sola maestra. Anche ginnastica. Dipende anche dal tipo di scuola. Inoltre, le maestre erano pagate poco. Anche adesso penso. Era un lavoro tipico femminile. Ora ci sono anche uomini maestra. Io sono contenta del mestiere che ho fatto. Anche, prima si poteva battere sulle dita quando qualcuno sbagliava. Adesso se la maestra fa quello, va quasi in prigione. Penso che adesso è più difficile lavorare con i bambini che hanno tutti il telefono. Sono meno concentrati. Le tavole di matematica si facevano a memoria.

Bianca : Lavoravo in ufficio, segreteria. Avevo una divisa bellissima. Facevo la stenografia. Non era una cosa semplice. Bisognava essere sveglia per farlo. Però era molto interessante. Facevamo degli contratti con l’estero… Fare la segretaria non era come adesso, prendere gli appuntamenti ecc. Era molto più riservato, più personale. Eravamo un po’ nel « segreto ». Una forma di fiducia esisteva. Non c’era tutta questa tecnologia. C’era solo la stenografa che sapeva cosa si diceva. Era diverso. Inoltre, adesso si finisce alle 17 di lavorare. Invece noi, prima delle 19 non si finiva. Anch’io sono contenta del mestiere che ho fatto. Durante la guerra, non si poteva vivere nella città. Gli uffici e le fabbriche che potevano, si erano trasferiti fuori.

Com’è cambiato il tuo lavoro tra prima e dopo l’entrata nel Europa ? Preferivi prima o dopo ?

Enrica : Ma è lo stesso. Però abbiamo lavorato sopratutto dopo l’Europa. Ci saranno delle cose belle e brutte per dopo e prima. Ho notato dei cambiamenti invece nella lingua. Adesso la lingua da i ragazzi con chi parlo è molti più povera. Parlano di più con delle parole inglese.

Bianca : Non abbiamo fatto questo cambiamento proprio quindi non possiamo tanto rispondere. Però prima era meglio, più personale, il rapporto personale, umano prima. Adesso con la tecnologia ? È tutto più distante. È vero che la lingua è cambiata. Quando parlo con i ragazzi, vedo che non sanno neanche che esistano delle parole. Peccato che la lingua sia sempre più ridotta. La lingua fa parte della cultura, della ricchezza e del nostro passato. C’è una differenza tra la lingua corrente e la lingua colta. Ora la lingua colta si perde. Una cosa molto triste.

Cosa pensate del fatto che ci sono dei volontari stranieri che vengono lavorare nelle valli?

Anonima : Auguri.

Enrica : Molto bello, oltre che trasmettere quello che sapete voi, imparate come si vive qui, come sono le idee della gente, le necessità qua.

Bianca : Molto positivo perché generalmente gli italiani sono un pochino visti come pigri, stupidotti, quando venite voi, vedete la realtà, vedete che qui sa lavora, che qui c’è anche della cultura… Serve perché noi così capiamo da dove venite e voi capite com’è qui.

Vorrei ringraziare le donne che hanno partecipato volentieri a questo gioco. Durante questa chiacchierata, abbiamo anche fatto tradurre delle parole scritte in altre lingue europee e non è stato così facile. Era divertente però. Loro mi hanno fatto scoprire com’era la loro vita e hanno anche imparato delle cose grazie a noi, volontari. È stato bello questo momento passato con loro. Grazie all’organizzazione di averci fatto vivere questa esperienza.

A presto !

 

“Siamo in Europa?”

Ciao a tutti e tutte. Ho condotto un’intervista con alcuni ospiti di Asilo dei Vecchi in San Germano Chisone. Le interviste sono state condotte per raccogliere opinioni sul tema dell’identità Europea e ricordi sul  periodo della nascita dell’Europa dal secondo dopoguerra.

Nel processo dell’intervista sono state poste le seguenti domande:

1. Cosa significa per te l’Europa?

Romolo Falletti: “Come una patria allargata”.

Gaydou Adriano: “Un posto da vivere. 28 paesi, 28  bei popoli varie nazioni…e io qua.”

Sappe Oreste: “Per me l’unione degli stati. L’ insieme di tutte le nazioni”.

Sappe Renato: “Europa per me – ieri diversi stati, oggi – uniti in un stato solo, tutti abbiamo la stessa legge.”

2. Quali sono, secondo te, i valori Europei? 

Salami Angelo: “Sono molti i valori, perché hanno dato una vita nuova alle persone povere. L’Europa ha portato una cosa che è quasi impossibile, e dobbiamo vivere con felicita, perché siamo tranquilli. Per un momento siamo tranquilli. Non c’è il  pericolo della guerra come ho provato io”.

Romolo Falletti: “Sono valori che ci danno possibilità di diventare finalmente tutti fratelli”.

Sappe Oreste: “No saprei dare un significato, una parola”.

3. Cosa significa per te essere Europeo?

Romolo Falletti: “Avere raggiunto lo scopo di non fare più guerre tra noi”.

Sappe Oreste: “Come essere Italiano”.

4. Cosa è cambiato in Italia da quando è entrata nell Unione Europea?

Salami Angelo: “E’ cambiato molto. Speriamo che vada avanti cosi con la pace, che non ci saranno più contrasti tra gli stati come prima”.

Romolo Falletti: ” E’ cambiato ancora poco, perché le persone sono ancora troppo chiuse in se stesse”.

Sappe Oreste: “Si è cambiata la moneta, e le idee”.

Frullanni Frina Mery: “Per me non è cambiato niente…Cambiato proprio niente. L’Italia è sempre quella”.

Gaydou Adriano: “I popoli delle varie nazioni sii sono resi conto che sono uguali, a parte le varie lingue, quindi  si può essere amici. Questo però è stato recepito dai politici ed usato per i loro scopi e interessi. Quindi hanno pensato ad un’Europa comoda per loro. L’Europa delle banche, allo scopo di poter manipolare i vari poteri (politico, economico industriale) pensando al Capitalismo Globale che ovviamente non è nei pensieri di noi popolo”.

Bleynat Igino: “Siamo in Europa?”

5. L’adesione dell’Italia all’Unione Europea ti ha  cambiato la vita?

Salami Angelo: “La vita è cambiata tanto. Speriamo solo che vada sempre aumentando questa felicita”.

Romolo Falletti: ” Per me ora c’è la possibilità di conoscere meglio il mondo che ci circonda e conoscere più a fondo anche le persone. Una possibilità data dal fatto che finalmente si poteva viaggiare e visitare tutti paesi Europei”.

Sappe Oreste: “No, per me va bene cosi”.

Gaydou Adriano: “Si, perché tutti i prezzi sono aumentati. C’è l’inflazione Europea anche qui, e paghiamo tutti di più”.

6. Sei soddisfatto della politica dell’Unione Europea?

Romolo Falletti: “Solo parzialmente. Per essere soddisfatto dovrei essere più ottimista”.

Salami Angelo: “Politica è una cosa che sarebbe meglio lasciare stare.”

Garrone Pier Luigi: “Per me il problema non è dell’Europa. È un problema di tutto il mondo, un problema dell’uomo. Non è l’Europa quella che conta, perché l’Europa è organizzata bene. Però continuano a succedere cose negative. Quindi voglio dire che è problema dell’umanità in generale”.

Gaydou Adriano: “Non siamo contenti. Perché i ricchi sono sempre ricchi, i poveri sempre più poveri. I politici comandano e il popolo obbedisce. I politici promettono ma non mantengono. Il popolo obbedisce e vota. Tutto cambia a parola, ma non cambia niente. L’Europa deve essere per i popoli, non per i ricchi, non delle banche”.

Richard Renzo: “Per me il nazionalismo non è una cosa positiva. Per me una cosa molto positiva è l’Unione delle nazioni Europee”.

Sappe Oreste: “Tutto bene per me. E altro no so cosa dire”.

Sappe Renato: “Ci sono troppe lingue”.

Bleynat Igino: “Auguro ai giovani di potere essere capaci di fare questo passo, perché è per il loro futuro. Io sono soddisfatto, e che speriamo bene che questa Unione si realizzi presto”.

7. Cosa puoi dire del periodo della nascita dell’Europa dal secondo dopoguerra?

Salami Angelo: “Io ho vissuto brutti momenti. Vorrei non pensare più a tanti di quei momenti. Ho vissuto la povertà. Non si poteva vivere perché c’era sempre il pericolo della guerra. Oggi invece siamo tranquilli. Io invece ho passato tanti momenti brutti”

Romolo Falletti: “Nel secondo dopo guerra la vita risorgeva con grande entusiasmo. Con l’Europa Unita si spera che in futuro si possa avverare il desiderio di tante persone come me, che ci si possa mettere tutti d’accordo e fondare anche gli Stati Uniti dell’Europa, dopo tante guerre e massacri. Finalmente tutti Uniti in una pace permanente! Tutta un’unica famiglia!”

 

 

 

Youth Workers Workshop – Face to Face project

It’s always amazing to meet new people and challenge yourself to learn, think and accept things may be you knew before or having different perspective of it.

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My colleague Anna Chokheli and I are in Villa Olanda, Torino to attend a youth workers’ meeting, the training of the project Face to Face. A great part of the program is meeting our colleagues from different corners, developing cooperation and sharing problems we face in our daily work as youth workers.

Everyday is so different, like presenting organizations, sharing experience and tools we use as youth workers, and visiting local organizations providing support to people in need.

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One of the great tools we were introduced to is shadow theater methodologywhich they implemented at school. This methodology itself is very unique and simple. It gives a lot of possibility to work effectively among school youth and supports inclusion.

 

During our stay, we had opportunity to meet Mr. Renato Galetti from “Liberi dalla violenza” NGO. He talked about the program they provide for men to decrease violence and support them to change their behavior towards violence against women.

A very interesting part is that most of the organizations or associations working in Torino are based on volunteerism. Most of the programs like different services are implemented through the support of volunteers. “It’s part of our culture, we have professionals who dedicate their time and experience to people in need.” It’s always great motivation to see great examples of volunteerism and how people do it in reality.

On the last day we planned an agenda for youth exchange, which will be held in March. We are so excited. It gives seven Georgian youth aged 15-17 to be part of this great program, to travel and learn more on cultural diversity, human rights, stereotypes, etc.

Tinatin Meskhi, Helping Hand, Tblisi, Georgia

#WHAD!We Have a Dream!

In our time of crisis accept the European challenge “United in diversity” is more and more difficult. Discrimination is a growing phenomena all around the world, because of the origins, age, culture, religion, gender, etc. European societies are developing radical positions towards what/who is different, and we are still facing segregation phenomena.

This project “#WHAD! We Have a Dream!” wants to answer at the challenge of a multicultural society. We will address this topic using the methods of the theatrical animation (theatre forum, body language, mime but also clowning, juggling, performing) as a tool to arise empathy and awareness and promote active participation in society.

During all the phases of the project we want to involve the youngsters of the different communities in a social campaign to inform about the project.

The campaign will follow the project’s evolution, reporting three different phases:

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The DREAM phase: the start of the project itself, every organization and the participants are getting ready and think about the theatrical tools that will be shared, studied and used. Take a picture that represent your “dreaming” phase, positive expectations, excitement about the beginning of the project.

#WHAD! #DREAMactbelieve  #unitedindiversity 

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

 

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The ACT phase
:  youth workers and young participants are using the theatrical tools and actively participating to the project. The photos show this moment of action.

#WHAD!  #dreamACTbelieve  #unitedindiversity

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

 

 


images-2The BELIEVE phase
:  outcomes of the project, photos of inclusion and multicultural examples not only with the participants of the project but also with the community involved with the dissemination event.

#WHAD!  #dreamactBELIEVE  #unitedindiversity

https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/…

This campaign will involve the participants, friends and familiars and all the communities around each organization.

How to participate in the campaign:

1- Choose a picture

2- Write the hastag’s project: #WHAD!

3- Define which phase of the project your picture represents : Dream, Act, or Believe? then write the hastag: #dreamactbelieve putting the right CAPITAL LETTERS (#DREAMactbelieve/#dreamACTbelive/#dreamactBELIEVE)

4- Don’t forget the hashtag of the European Motto:#unitedindiversity

5- copy the link to this page and everyone will be able to join the campaign: https://interreligiousmulticultural.wordpress.com/2017/02/10/whadwe-have-a-dream/

6- Like our facebook page:

JOIN US!!

The project “#WHAD!We have a Dream!” takes place from the 1st of February to the 30 of November 2017, it foresees a Training for Youth Workers in Italy and a Youth Exchange in Hungary. It involves 4 different countries: Italy, Hungary, Kosovo and Jordan. 

#CULTURALBAGGAGE CAMPAIGN

Leaving, arriving, traveling, escaping, settling down, migrating, crossing borders, wandering, visiting, getting lost…

Moving is one of the main characteristic of the human being, moving is growing, is changing, is meeting people and cultures. Every one of us move, for little journey as going for shopping or for long travel as for holydays or for looking for a new life. Every one of us always brings someting with along the way, a bag, a sack, a backpack, a trolley, something in the pockets or even nothing; but everyone always carryes a cultural baggage.

The cultural baggage is part of ourselves, we carry it all the time, it defines us, it distinguishes us from the other, it makes us different, unique.

The cultural baggage can be shared, we can discover similarities between cultural baggages, we can recognize ourselves in some other’s cultural baggage, we can understand different way of carrying the cultural baggage, we can carry them together, mixing them in a colorful and rich future.

Bring your cultural baggage with us in this campaign, post a picture of your cultural baggage with #culturalbaggage and #alldifferentallequal in facebook and twitter, let’s share our baggages and get closer to a multicultural and inclusive society. When you post the picture, copy also the link to this page of explanation, so that everyone will understand what it is about!

The campaign will end with an Intercultural Dinner in Turin on the 25th of August. Share the event when you post your picture!

This campaign is organized as a dissemination activity of the project “God with us?”, it was developed during the youth exchange “Do you Believe in Participation?”