SVE, più di un programma Erasmus +

Give your time, and change your mind….

Ora che è passato un po’ di tempo, posso scrivere che cosa ha significato per me quest’anno come volontario internazionale per il Servizio Migranti della Diaconia Valdese. La verità è che non è stato un anno facile, perché  è difficile adattarsi a un Paese nuovo e ad una cultura diversa, con una lingua è alquanto complicata, almeno inizialmente. Tuttavia, sono orgoglioso di aver potuto vivere questa esperienza e di aver scoperto una  nuova passione nella mia vita.

Essere in grado di entrare in contatto con una realtà come quella delle persone migranti mi ha fatto capire quanto poco si sappia di questo gruppo sociale che negli ultimi anni subisce grandi critiche. Sono riuscito a vedere come la vita delle persone può essere migliorata facendo piccole cose.

È vero che il contatto con altre culture durante il lavoro è stato a volte difficile, ma è grazie a loro che ho potuto aprire di più la mente alla multiculturalità che fa parte della nostra realtà e vedere che è questa che arricchisce il mondo.

Quest’anno sono stato in grado di organizzare un corso di alfabetizzazione informatica per migranti, ma non solo, perché ho avuto l’opportunità di dare una mano in tante aree diverse della Diaconia, da COV a Giovanni e Territorio. 

Grazie per ogni momento in cui abbiamo lavorato insieme, non ho incontrato solo un gruppo di grandi professionisti ma anche di persone fantastiche. Grazie soprattutto a quelle dei laboratori migranti con cui ho potuto lavorare più da vicino e al gruppo di animatori e responsabili di Mamma Esco a Giocare che mi hanno fatto sentire parte di loro.

Inoltre, l’esperienza del volontariato mi ha permesso di incontrare persone provenienti da tanti Paesi diversi. Con loro ho potuto vivere grandi momenti, che, anche se alcuni sono stati belli e altri brutti, hanno reso quest’anno qualcosa di unico. Ognuno di loro ha un posto in questa storia che abbiamo vissuto e che, come tutto, è stato unico.

Pertanto, oggi se avessi l’opportunità di tornare indietro nel tempo di un anno, al momento della partenza, penso che lo ripeterei, perché quando lasciamo la nostra zona di comfort, è quando iniziamo davvero a vivere.

GRACIAS Y HASTA PRONTO.

Alejandro

Advertisements

E tu cosa pensi dell’Europa? Conversazioni SVE

Sono Krisztina, e da quasi 11 mesi sto svolgendo un servizio di volontariato internazionale a Firenze, presso il Gignoro, una struttura che si occupa di anziani.

Il progetto di cui ho fatto parte, si chiama SONS e prevede anche di raccogliere del materiale per capire meglio il rapporto tra gli ospiti della struttura e l’Europa. Così ho fatto delle interviste. Ho fatto delle domande e ricevuto delle risposte che ci fanno capire un po’ di più il significato che queste persone danno all’Europa.

Qui ne riporto una.

_____________________________

K:Ciao Enrico come stai?

E:Abbastanza bene, grazie!

K: Quanti anni hai?

E: Ohh, sono vecchio, 83. Tu?

K: Ho 23 anni, anch’io sono vecchia.

E: (ride) Bambina…

K: Enrico, secondo te è cambiata l’Europa da prima della guerra a dopo la guerra? E se si, come?

E: Si, è cambiata perché prima della guerra non c’erano tutte queste cose qui politiche… L’Italia c’era ma c’erano state da poco le guerre con la Germania, insomma diverse guerre, e allora si viveva in un’Italia più semplice.  Perché nel mondo c’era più povertà, c’erano più disagi. E poi il cambiamento è avvenuto e la vita è migliorata su tante cose. Ora c’è più modo di conoscersi l’uno con l’altro, conoscersi tra di noi di diverse culture anche. Conoscere meglio il mondo.

E poi si sa più della Francia, della Germania, si sa più di queste cose, perché anche ci sono tante cose come i computer, come le tv, che ci fanno conoscere, che non c’erano prima della guerra. Queste cose aiutano, hai capito? Allora si conosce di più sicché c’è stata una bell’evoluzione, nel dopoguerra.

K: Come hai vissuto la nascita dell’Europa?

E: Come l’ho vissuta? Ma, nulla. Sono stato trascinato dagli eventi, ho seguito le situazioni via via che ci sono state, sono successe tante cose. Mi dispiace perché ancora c’è la fame nel mondo, nonostante tutto questo. Bambini nell’Africa non hanno dell’acqua, non hanno dei servizi igienici, tutte queste belle cose qui. Mi dispiace quando si vede nei documentari così. Ci sono il pro e contro, però c’è stato un bel miglioramento. Se ci fosse veramente un’Unione Europea in cui tutti ci si aiuta, sarebbe meglio. Anche con le barche, uno si quell’altro no. Non vorrei che ci fosse tutto questo. D’altra parte, l’Italia non può accettare tutti.

E: Cosa ha significato per te nel passato l’Europa?

K: Forse c’era più fratellanza, nel senso di bontà, più umanità che si vedeva, si sentiva. Ora ci sono tante belle cose, un’evoluzione però con un po’ distacco tra le persone. Ho lavorato cinque anni in Francia, e non ho sentito nessun distacco. Mi volevano bene, e sempre chiedevano di cucinare gli spaghetti.

K: Cosa è per te Europa?

E: L’Europa… Ora c’è più progresso, ecco tutto qua.

K: Come pensi ora la situazione in Italia?

E: C’è la miseria. C’è ancora tanta misera. C’è ricchezza ma, c’è ingiustizia. C’è la gente che muore di fame e c’è la gente che è molto ricca.

K: Secondo te il cambiamento della lira era una buona idea?

E: Sì. Sono più contento con l’euro, perché si spende in estero. È più facile. Mi sembra meglio. La lira era più stretta, più italiana.

K: Grazie mille Enrico!