L’Europa

Ciao, io mi chiamo Luisa. Ho lavorato qualche mese all’Asilo Valdese di Luserna San Giovanni e ne ho approfittato per raccogliere qualche parere da parte delle persone anziane sulla tema dell’Europa. Ecco alcune domande :

Con l’avvento dell’Europa, hai notato dei cambiamenti nella vita quotidiana ?
Enrica : Prima non si poteva passare da un paese ad un altro senza passaporto, adesso si.

Ellie : In effetti è più facile viaggiare adesso, circolare nell’Europa

Bianca : Io ho notato che se lavori in Germania, per uno stesso  lavoro, sei pagata di più che in Italia. Anche per gli aspetti umani, è cambiato. L’Italia è così bella, noi viaggiamo un pò meno che gli altri paesi perché qui abbiamo tutto. Viene tanta gente qui, a visitare.

Anonima : Niente. Io ho continuato tutto come prima.

Preferisci usare l’euro o la vecchia lira ?
Bianca : È stato un peggioramento. Nessuno era contento. C’era una perdita di valore. Abbiamo dovuto ridimensionare la nostra vita. Vabbè. Era così.

Anonima : Io non trovo che ci sia stata una perdita di valore.

Com’era la moneta prima dell’euro ?
Enrica : C’era la figura del Rè.

Bianca : Non mi ricordo più. Ma c’era molto di più di centesimi. Avevano un’altro valore.

Com’era la scuola prima ?
Bianca : Le maestre erano severissime, si studiava e basta. Però erano anche affettuose. Ero alla scuola valdese. Prima, se non passavi un esame, era colpa tua, non avevi lavorato bene. Adesso è il contrario, quando fallisce un studente, è colpa della maestra. I maestri prima erano molto impegnati.

Enrica : La scuola si faceva anche il sabato.

Hai viaggiato in un’altro paese prima e/o dopo l’Europa, hai visto delle differenze tra prima e dopo ?
Enrica : Io non posso dire, perché ho viaggiato solo dopo.

Anonima : Forse si.

Bianca : Io sono andata in Austria. Molto bella.

Com’era la tua giornata di lavoro ?

Enrica : Maestra. Essere maestra significava qualcosa. La maestra era una figura importante, adesso abbiamo perso questa dimensione. Adesso c’è una maestra che fa la matematica, una che fa l’italiano, una che fa il francese… Invece io facevo tutto. C’era una sola maestra. Anche ginnastica. Dipende anche dal tipo di scuola. Inoltre, le maestre erano pagate poco. Anche adesso penso. Era un lavoro tipico femminile. Ora ci sono anche uomini maestra. Io sono contenta del mestiere che ho fatto. Anche, prima si poteva battere sulle dita quando qualcuno sbagliava. Adesso se la maestra fa quello, va quasi in prigione. Penso che adesso è più difficile lavorare con i bambini che hanno tutti il telefono. Sono meno concentrati. Le tavole di matematica si facevano a memoria.

Bianca : Lavoravo in ufficio, segreteria. Avevo una divisa bellissima. Facevo la stenografia. Non era una cosa semplice. Bisognava essere sveglia per farlo. Però era molto interessante. Facevamo degli contratti con l’estero… Fare la segretaria non era come adesso, prendere gli appuntamenti ecc. Era molto più riservato, più personale. Eravamo un po’ nel « segreto ». Una forma di fiducia esisteva. Non c’era tutta questa tecnologia. C’era solo la stenografa che sapeva cosa si diceva. Era diverso. Inoltre, adesso si finisce alle 17 di lavorare. Invece noi, prima delle 19 non si finiva. Anch’io sono contenta del mestiere che ho fatto. Durante la guerra, non si poteva vivere nella città. Gli uffici e le fabbriche che potevano, si erano trasferiti fuori.

Com’è cambiato il tuo lavoro tra prima e dopo l’entrata nel Europa ? Preferivi prima o dopo ?

Enrica : Ma è lo stesso. Però abbiamo lavorato sopratutto dopo l’Europa. Ci saranno delle cose belle e brutte per dopo e prima. Ho notato dei cambiamenti invece nella lingua. Adesso la lingua da i ragazzi con chi parlo è molti più povera. Parlano di più con delle parole inglese.

Bianca : Non abbiamo fatto questo cambiamento proprio quindi non possiamo tanto rispondere. Però prima era meglio, più personale, il rapporto personale, umano prima. Adesso con la tecnologia ? È tutto più distante. È vero che la lingua è cambiata. Quando parlo con i ragazzi, vedo che non sanno neanche che esistano delle parole. Peccato che la lingua sia sempre più ridotta. La lingua fa parte della cultura, della ricchezza e del nostro passato. C’è una differenza tra la lingua corrente e la lingua colta. Ora la lingua colta si perde. Una cosa molto triste.

Cosa pensate del fatto che ci sono dei volontari stranieri che vengono lavorare nelle valli?

Anonima : Auguri.

Enrica : Molto bello, oltre che trasmettere quello che sapete voi, imparate come si vive qui, come sono le idee della gente, le necessità qua.

Bianca : Molto positivo perché generalmente gli italiani sono un pochino visti come pigri, stupidotti, quando venite voi, vedete la realtà, vedete che qui sa lavora, che qui c’è anche della cultura… Serve perché noi così capiamo da dove venite e voi capite com’è qui.

Vorrei ringraziare le donne che hanno partecipato volentieri a questo gioco. Durante questa chiacchierata, abbiamo anche fatto tradurre delle parole scritte in altre lingue europee e non è stato così facile. Era divertente però. Loro mi hanno fatto scoprire com’era la loro vita e hanno anche imparato delle cose grazie a noi, volontari. È stato bello questo momento passato con loro. Grazie all’organizzazione di averci fatto vivere questa esperienza.

A presto !

 

Advertisements

Dopo 11 mesi… un grazie

Fare un anno di volontariato non è una scelta che si fa così, dall’oggi al domani. Tuttavia, è un po’ per caso che mi sono ritrovata qui, in Italia, ad iniziare un anno di servizio.

Vengo dal Belgio, dove stavo studiando la musica e logopedia. Poi, ad un certo punto, mi sono venuti alcuni dubbi e ho sentito il bisogno di prendere un po’ di aria, di riflettere su alcune cose della mia vita in generale. Volevo dare un altro senso ai miei giorni aiutando la gente.

Mi hanno proposto l’Italia. Non sapevo niente dell’italiano ma, visto che mi piace tantissimo la lingua di questo paese, ho accettato subito. Era due mesi prima di andarci e non vedevo l’ora di partire, anche se avevo paura. Non sapevo cosa aspettarmi, cosa immaginare, allora non ho immaginato niente.

Sono arrivata qui, in una grande famiglia stupenda. Ho imparato tante cose e incontrato tanta gente. Gli ospiti dell’Asilo Valdese (casa di Riposo per persone anziane), anche mi hanno aiutata molto, anche se sono io che sono arrivata per aiutare loro.

L’Italia è così bella, ne ho approfittato per viaggiare dentro il paese e mi è piaciuto un sacco. Le montagne, il mare, le strade tutte diverse da una città all’altra …

Non dimenticherò mai quest’anno. Ritengo che è importante vivere grandi cose per sentirsi viva, qualsiasi sia per te la definizione di una grande cosa. Sarà quella l’ultima parola della storia, una bella avventura.

Grazie di tutto a tutti per l’accoglienza, la pazienza, le scoperte e i sorrisi

À bientôt,

Luisa